Anna Foglietta ospite a Liberi sulla Carta: lettura del Gelso di Gerusalemme

Si è tenuto nella serata di venerdì 12 settembre l’evento più atteso di Liberi sulla Carta: il reading de Il Gelso di Gerusalemme di Anna Foglietta si è svolto di fronte al numeroso pubblico accorso alla prima giornata della fiera dell’editoria indipendente.

Foglietta, già ospite nella scorsa edizione del festival a Rieti, ribadisce oggi la sua vicinanza e il suo supporto alla causa di Liberi sulla Carta che ha come obiettivo la promozione della cultura in ogni angolo della Capitale. Per il suo intervento ha deciso di toccare un tema sensibile e attuale, scegliendo di porre l’attenzione sulla delicata questione arabo-israeliana, ribadendo il suo pieno sostegno al popolo palestinese. 

A proposito del suo attivismo, nell’introduzione all’evento ha dichiarato: “Alla base del mio impegno c’è il bisogno definitivo di prendere una posizione inequivocabile, fuori da qualsiasi ambiguità, perché se c’è qualcosa che oggi mi mette davvero a disagio è l’ambiguità rispetto a quello che sta vivendo il popolo palestinese. In questo momento c’è un popolo che sta subendo un’aggressione, quello palestinese, e un popolo aggressore, Israele”.

Ha poi aggiunto: “Troppo spesso si parla con superficialità del popolo palestinese, si parla con più facilità di bambini che muoiono in quei modi orribili. Più difficile è invece puntare il dito verso l’aggressore, dire che tutto questo succede perché c’è qualcuno che esercita una violenza feroce ai danni di un popolo inerme. Se mi sento più attrice o attivista? Non so che vuol dire, in questo momento come essere umano sento di fare questo e lo faccio”.

L’attivismo di Anna Foglietta si concretizza da anni nei progetti portati avanti dall’associazione Every Child is my Child, fondata nel 2017 e della quale è presidente. Molte delle iniziative sono finalizzate a portare aiuti ai bambini palestinesi e quello che ha più a cuore riguarda l’ospedale Beit Jala, l’ultimo ospedale pediatrico ancora esistente in Palestina. L’associazione ha portato aiuti, istituito la figura dello psico-oncologo (la leucemia in Palestina è una delle malattie più diffuse) e di uno psicoterapeuta per la comunità. Tra i bambini in Palestina crescono i disturbi psicologici, nello specifico la sindrome dell’impunità dell’aggressore, nota proprio come sindrome palestinese. L’obiettivo di Every Child is my Child è la creazione di un corridoio che colleghi il Beit Jala al Nasser Hospital, per consentire ai bambini di avere accesso alle cure. Foglietta ha riconosciuto come il motore interno che la spinge nella sua causa sia proprio l’associazione a cui si dedica da quasi dieci anni: “Vorrei citare una frase di Don Ciotti – Non commuoviamoci, ma muoviamoci – per me questo pensiero, il dolore talvolta frustrante e bloccante, è ciò che di fatto mi impone un’azione, una reazione. E tutto ciò che metto in campo di reattivo di fatto confluisce in Every Child is my Child”. 

Il Gelso di Gerusalemme

Foglietta, accompagnata dalle percussioni di Alessia Salvucci, si è cimentata in un reading intenso e appassionato di alcuni estratti del libro di Paola Caridi, giornalista esperta nel mondo mediorientale. Un libro che racconta la cultura palestinese partendo dagli alberi. Un testo che restituisce dignità, storia e amore nei confronti di un popolo che merita la nostra comprensione. 

Negli estratti si racconta e si denuncia la narrazione israeliana sul territorio. Si svela il simbolismo dietro gli elementi della natura, la trasformazione del paesaggio all’indomani del 1948, gli alberi messi a coprire le abitazioni in rovina dei palestinesi, un tentativo di cancellare un popolo dal suo  territorio. Si ricordano decenni di colonialismi, le sofferenze dei popoli del Medio Oriente, dalla Palestina al Libano, le migliaia di morti per la fame durante le guerre della storia.

A conclusione dell’evento l’attrice ha tenuto a specificare: “Io sono diventata la donna che sono leggendo ed empatizzando con il dolore del popolo ebraico, e non vorrei mai passare il messaggio di antisemitismo. Dobbiamo condannare ogni forma di antisemitismo ma rivendico ogni forma di antisionismo. Penso che in questo libro sia chiara la radice violenta del sionismo e del colonialismo”.

Ha poi ringraziato il pubblico di Liberi sulla Carta augurandosi che questo breve incontro abbia suscitato spunti di riflessione e aperto a un nuovo sguardo sulla tragedia palestinese. 

Viviamo un tempo fondamentale per condurre una riflessione più ampia e approfondita di quello che siamo, ma soprattutto degli esseri umani che decidiamo di essere di qui in avanti. Spero che la lettura di questa sera, anche se breve, possa aver offerto uno stimolo a un pensiero più profondo rispetto a quello che è il nostro ruolo, in questo momento, su questa Terra”.

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