Barbero a Più libri più liberi: il ritorno con la vita di San Francesco  

Nell’auditorium della nuvola di Fuksas, nell’edizione tesa di Più libri più liberi (’25), una folla di affezionati, non più tardi delle 15, aspetta composta una presenza costante della fiera, un uomo in grado di tenere l’attenzione per oltre un’ora narrando la vita di San Francesco. L’ospite è Alessandro Barbero nella versione classica conosciuta ai più: esperto medievalista, abile nel delicato sistema di fonti e documenti, volti a recuperare un passato vulnerabile alla fedeltà. I saluti d’apertura di Giovanni Laterza, nonché editore del titolo presentato in sala (San Francesco, A. Barbero, 2025), ribadiscono l’importanza della divulgazione storica; ovvero, dibattere temi diffusi con modi e termini originali. 

L’incontro è quanto dei più formali, fogli impilati tra i sostegni di un leggio, un microfono, il confine invisibile delle lezioni frontali tra oratore e pubblico. Tuttavia, questa barriera svanisce nelle battute d’avvio col talento flessibile di chi tiene la conversazione: un professore in grado di modulare registri e toni, volti a ordinare quanto è stato scritto sulla biografia di San Francesco. In particolare, le versioni curate da Tommaso da Celano, San Bonaventura, le regole e il testamento dettate dal fondatore dell’ordine; quest’ultimo, infine, studiato da Barbero in vesti poco note, un personaggio contradditorio, infelice, attraversato dalla rabbia e il tentativo, spesso vano, di creare rapporti definiti con i monaci e il mondo ecclesiastico femminile.

Francesco d’Assisi muore a 45 anni, nel corpo malmesso di un uomo che aveva scelto vita di penitenza vent’anni prima, quando Cristo l’aveva chiamato attraverso i lebbrosi; malati infetti che il giovane scherniva con ribrezzo, appartandosi nella vita agiata da figlio di mercante.

Questo episodio consente a Barbero di mostrare il complesso sistema di versioni e fonti, circa la storia di un personaggio rilevante, di cui si sa moltissimo, ma con dati di scarsa ufficialità. La ricerca si complica se si aggiunge l’assenza di opere autografe del Santo – scarsamente istruito e poco abile col latino – e, per quelle da lui dettate, un forte influsso da pressioni esterne e interne, che ne hanno alterato l’intenzione. 

Oltre un anno dalla morte, Francesco d’Assisi viene canonizzato e, tale riconoscimento giustifica l’urgenza di una biografia dettagliata da modello per i fedeli. L’opera viene commissionata a Tommaso da Celano che la revisiona quattro volte: la prima è frutto della sua memoria, la seconda integra i ricordi di tutti i monaci, la terza versione viene ridotta e, infine, l’ultima resa disposta dall’ordine con aggiunta di miracoli in appendice. Ebbene, in queste edizioni riviste, non solo l’atto della conversione è narrato ogni volta diverso, ma è lo stesso autore a prendere le distanze circa l’attendibilità del lavoro, dichiarando esplicitamente di aver corretto sotto influenza dei monaci ministri; segno visibile di un ordine che stava prendendo distanza dalla Regola francescana. 

La frattura è ormai consumata con l’arrivo di Bonaventura da Bagnoregio, l’autore della Legenda Maior con un’altra versione della conversione di San Francesco – in cui il lebbroso diventa manifestazione del Cristo crocifisso –, e l’artefice di un’opera a doppia voce: nelle vesti di sé stesso confuta le pretese di un magister che, con tono incalzante, avanza all’ordine un distacco dal credo primitivo. 

Nel dettaglio, le questioni dibattute vertono sulla possibilità di maneggiare i soldi, il potere, l’istruzione, l’ozio; tutti aspetti che San Francesco aveva considerato irrilevanti per un fedele che voleva seguire una vita di penitenza a sua immagine. Eppure, dopo vent’anni dalla sua morte, i primi monaci dell’ordine diventano vescovi, i conventi di loro proprietà sono diversi e noti e, in più, i ministri avanzano una certa discrezionalità sui temi del denaro e del lavoro; pertanto, accettare donazioni dai fedeli non può essere impedito e, quanto l’occupazione, San Bonaventura sottolinea come nella Regola il punto fosse libero a interpretazione. 

Da qui, Barbero fa una pausa e decide di ordinare il materiale espresso: le versioni biografiche plurime, le difficoltà con i ministri, l’accettazione di una Regola moderata e, in più, apre una riflessione legata alle contraddizioni del Santo. Perché negare ogni collegamento con il mondo ecclesiastico femminile, quando è ampliamente documentata la partecipazione di San Francesco nella conversione di Chiara, nonché futura fondatrice delle Clarisse? E ancora, perché dettare in punto di morte un testamento ricco di esortazioni, ammonimenti e direttive, quasi fosse una nuova regola, garantendo misericordia solo a chi ottemperasse a quest’ultimo?

I monaci, dal canto loro, hanno sottoposto il lascito del fondatore al Papa che, forse con qualche influenza, riconosce l’unica dottrina dell’ordine nella Regola. Tuttavia, la chiusura di Barbero non può che mettere in luce le antinomie di una figura leggendaria da accogliere in tutte le sue contraddizioni; non si è arreso alle insidie, aggiunge lo storico, ma ‘è partito nel sentirsi ultimo, ed arrivato a capo di una multinazionale.’

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