Bullismo e violenza giovanile: quando il gruppo diventa branco

Recenti fatti connotati dalla comune matrice della violenza e della criminalità giovanile – ultimo dei quali l’omicidio perpetrato dal branco nei confronti di un cittadino a Massa – hanno suscitato in me le stesse reazioni che credo abbiano pervaso la quasi totalità delle persone: dolore per quanto subito dalle vittime, ferma condanna dei colpevoli, auspicio di una pronta ed efficace risposta della giustizia e preoccupazione per il dilagare del fenomeno. Sotto questo profilo credo di non avere detto nulla di nuovo, tanto da ritenere inutile scrivere queste righe.

Ma il caso ha voluto che proprio in questi giorni abbia letto un libro che mi ha suggerito, sul fenomeno citato, ulteriori considerazioni che a quelle sopra espresse si aggiungono senza minimamente scalfirle.

Il libro s’intitola Il punto più buio, di Mauro Zanetti, ed. Altre Voci, 2023.

L’azione del romanzo si svolge a Trento in un arco temporale compreso fra il 1994 e il 2018 e inizia con un episodio simile a tanti cui purtroppo ci tocca di assistere: un gruppo di cinque giovani si trova in giardino pubblico quando uno di loro si allontana per acquistare le sigarette; un altro giovane, che non li conosce, urta involontariamente uno dei quattro presenti. Tre di questi non accettano le timide scuse ricevute e iniziano a pestarlo selvaggiamente. Il quarto si dissocia ma temendo la reazione degli amici non fa nulla per fermarli. Sopraggiunge il quinto che, forte del suo carisma all’interno del branco, fa cessare il pestaggio quando ormai la vittima ha subito lesioni tanto gravi da renderlo invalido per tutta la vita.

Nel seguito della narrazione la vittima quasi scompare di scena, mentre il racconto si concentra sui cinque componenti del branco. Questi, dopo avere subito le conseguenze giudiziarie – peraltro assai lievi – dell’accaduto, passano dall’età giovanile a quella adulta maturando anche proficue e valide carriere professionali, ma continuando a convivere per oltre vent’anni con turbe interiori di estrema gravità. Fra sensi di colpa di chi ha agito con cieca e gratuita violenza, timore – peraltro infondato – di vendette da parte della vittima, sentimenti di rimorso di chi avrebbe potuto impedire l’evento e di odio maturato segretamente contro chi ha provocato il danno, l’esistenza apparentemente normale dei cinque uomini rimane condizionata da quelle turbe che porteranno a epiloghi di assoluta gravità, che qui non intendo svelare per non ledere l’interesse di chi volesse leggere il libro.

Nella vita reale non è certamente scontato che le conseguenze per i colpevoli siano di altrettanta gravità e che perdurino tanto a lungo nel futuro. Tuttavia credo che un giovane, ma soprattutto un adulto, non possa vivere con la mente del tutto libera da fantasmi qualora nel suo passato si sia reso colpevole di quell’orribile episodio.

Quanto affermo non deve in alcun modo essere scambiato per empatia nei confronti dei colpevoli, nei cui confronti permangono sentimenti di dura condanna. Ciò che intendo affermare è che simili episodi criminosi, che si consumano in pochi minuti e sono frutto di momentanea esaltazione perversa, possono condizionare negativamente, a volte per sempre, la vita non solo delle vittime ma anche dei colpevoli.

E chissà che questo non sia un ulteriore argomento utile a educare i giovani a forme di una più civile convivenza, rispettosa dagli altri e immune dalla violenza.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here