A leggere le cronache di questi giorni, sembra che un’inchiesta giornalistica abbia sollevato diversi punti di domanda, generando una bufera sul Presidente della Repubblica, il ministro della Giustizia, la magistratura e Nicole Minetti.
Cosa è accaduto?
Nel mese di febbraio, il Presidente della Repubblica Mattarella ha concesso la grazia a Nicole Minetti, motivandola con le gravi condizioni di salute di un familiare minore di cui lei avrebbe dovuto prendersi cura, attraverso il parere del procuratore generale di Milano e del Ministero della Giustizia. Sin qui, prassi. Il problema è emerso quando la notizia è stata diffusa per mezzo di un’inchiesta giornalistica (Fatto Quotidiano) più di un mese dopo, rivelando un silenzio sospetto dal Quirinale. Il Fatto aveva pubblicato articoli che mettevano in dubbio la grazia, poiché Minetti e il compagno Cipriani avevano adottato un bambino uruguaiano nel 2017, tramite una battaglia legale con i genitori biologici. Il bambino, in base alla ricostruzione, non era orfano ed era stato portato negli Stati Uniti per delle cure quando ancora Minetti e il compagno non avevano l’affidamento legale.
Il Quirinale, dopo i dubbi sollevati dal Fatto, ha immediatamente chiesto spiegazioni al ministero della Giustizia, e il viceministro Sisto ha chiesto accertamenti anche a livello internazionale. Infatti, al fine di indagare è stata coinvolta l’Interpol in una cooperazione tra Italia e Uruguay. Se fossero confermati i presupposti per una richiesta viziata e basata su motivazioni false, si potrebbe giungere ad una modifica del parere favorevole. L’inchiesta, sempre più nota negli ultimi giorni, sta creando un terremoto politico intorno al ruolo di Nordio e al rapporto tra Quirinale e Ministero della Giustizia.
Cosa non torna sul racconto e sulla grazia concessa
Il primo passo per comprendere perché e cosa possa essere andato storto, è ricostruire l’iter della grazia e comprendere che ruoli agiscono in questa procedura. L’istruttoria per la grazia deve essere concessa dal Guardasigilli, il quale potrà, in tal senso, influenzare il parere del Capo dello Stato che la riceve. I controlli sulla grazia, stando alle ricostruzioni, sarebbero stati lacunosi, specie per la Procura generale di Milano. Il minore coinvolto nell’adozione di Minetti e del compagno Cipriani, portato negli Stati Uniti per delle cure, sarebbe stato – secondo il racconto – portato presso il Centro San Raffaele di Milano e l’ospedale di Padova, i quali avrebbero sconsigliato l’intervento chirurgico sul minore. Contattate dal Fatto, le due strutture avrebbero negato di avere avuto in cura il bambino, smentendo la ricostruzione ufficiale.
Sempre secondo il Fatto, il compagno di Minetti, Cipriani, sarebbe stato finanziato dal finanziere defunto Epstein, come risulta dai file che il giornale ha consultato. L’ex igienista dentale, inoltre, avrebbe condotto in Uruguay un giro di prostituzione di alto livello, dimostrando di non aver cambiato vita e di non avere i requisiti per poter avere l’affidamento di un minore.
Cosa accadrebbe se la grazia fosse viziata? Ipotesi mai verificata prima, per la quale sarebbe previsto non l’annullamento ma un contro decreto per revocare la grazia già concessa. In merito, il Pg Nanni ha parlato di “fatti gravissimi da verificare”, coinvolgendo nell’indagine anche l’Uruguay e gli eventuali traffici che la coppia avrebbe condotto.
Di chi è la responsabilità allora? Potrebbe essere della magistratura, ma in tal senso il ministro della Giustizia avrebbe potuto chiedere un supplemento di istruttoria e non lo ha fatto, accogliendo totalmente la richiesta. Il Quirinale, in seguito allo scoop del Fatto, ha contattato il ministero per chiedere accertamenti. Nel corso delle verifiche che si stanno compiendo, la procura avrà adesso pieni poteri per indagare a 360 gradi su quanto accaduto e far luce su quello che potrebbe essere uno scandalo politico a tutti gli effetti.
Un fatto di cronaca descritto spesso come “racconto da bar” e che potrebbe rimanere fuori dal racconto mediatico di queste settimane, punta ora i riflettori sul Quirinale e sul ministero della Giustizia, in una vicenda che chiede verità e trasparenza.







