Tre giorni dedicati ad arte, musica e letteratura hanno trasformato Menaggio in un autentico palcoscenico della bellezza, dando vita alla prima edizione del Festival d’arte e cultura, ideato e diretto da Alfonso Restivo. Un progetto nato per valorizzare il Lago di Como attraverso il linguaggio universale dell’arte, capace di coinvolgere artisti, scrittori, musicisti e di smuovere le coscienze dei tanti spettatori.
Artista di fama internazionale e direttore artistico, Restivo è oggi uno dei principali interpreti dell’iperrealismo contemporaneo. Le sue opere, che hanno ritratto protagonisti della cultura, dello spettacolo e delle istituzioni, affondano le radici nella sua Sicilia, terra alla quale è profondamente legato. Una passione che nasce quando da bambino copiava a mano libera i fumetti, senza ricalcarli, e coltivata attraverso gli studi al Liceo Artistico di Catania, all’Accademia di Belle Arti e con la laurea in Beni Culturali. In questa intervista Alfonso Restivo ripercorre la nascita del Festival, il successo straordinario di questa prima edizione e i progetti futuri, con quello sguardo sempre attento alla bellezza — filo conduttore della sua ricerca e riflessione estetica.
Ciao Alfonso, come nasce l’idea di creare un festival dedicato all’arte proprio sul Lago di Como? Come mai hai scelto Menaggio come sede della prima edizione?
L’idea nasce da una riflessione molto semplice: sul Lago di Como non era mai stato realizzato un festival di tre giorni interamente dedicato ad arte, pittura, musica e letteratura. Mi sono chiesto perché non creare un evento capace di valorizzare un territorio che, da secoli, rappresenta un punto di riferimento culturale. Una località come Menaggio ha ispirato grandi scrittori, poeti e letterati e meritava una manifestazione che celebrasse questa eredità. Il tema scelto è stato la bellezza, affinché ogni artista potesse interpretarla attraverso la propria sensibilità e rendere omaggio al Lago di Como che è oggi uno dei luoghi più conosciuti al mondo, frequentato da imprenditori, personaggi dello spettacolo e grandi attori internazionali. Ho voluto unire questo fascino internazionale con il linguaggio dell’arte, creando un evento che fosse capace di dialogare sia con il territorio sia con il mondo della cultura e dello spettacolo. La scelta di Menaggio si è rivelata vincente: il festival — svoltosi il 19, 20 e 21 giugno — ha registrato un successo che ha superato ogni aspettativa.
Tra gli ospiti figuravano anche personalità celebri come Nina Moric, Cristian Imparato e la scrittrice Candida Livatino. Qual era l’obiettivo di questo dialogo tra artisti affermati ed emergenti?
L’obiettivo era mettere in comunicazione mondi diversi attraverso l’arte. Nina Moric non era presente come semplice ospite, ma come artista: ha esposto tre sue opere, mostrando un lato creativo che molti non conoscono. Cristian Imparato, che da tempo non si esibiva dal vivo, è tornato sul palco durante il festival regalando al pubblico un concerto molto apprezzato. Candida Livatino, grafologa, criminologa e scrittrice, ha presentato il suo libro nel caffè letterario. Ognuno di loro ha contribuito con il proprio linguaggio artistico. Per gli artisti emergenti è stata un’occasione unica per confrontarsi direttamente con personaggi che fino a quel momento avevano visto soltanto in televisione. Si sono creati momenti di autentica condivisione e questo, per me, rappresenta il valore più grande del festival.
Qual è stato il momento più emozionante del festival?
Senza dubbio l’inaugurazione a Villa Govone, quando gli artisti hanno raccontato personalmente le proprie opere. È stato un momento intenso, perché hanno parlato con sincerità, senza filtri, mettendo a nudo emozioni e percorsi personali. Nei miei eventi considero sempre l’artista parte integrante del progetto: non deve limitarsi a esporre un’opera, ma deve raccontarla e condividerla con il pubblico.
E il momento più divertente?
L’allestimento. Tra il caldo del lago e la curiosità dei cittadini che si fermavano continuamente a chiedere cosa stesse accadendo, si è creato un dialogo spontaneo e molto bello con la comunità di Menaggio. All’inizio temevo un po’ di diffidenza, invece il festival è stato accolto con entusiasmo. Il patrocinio del Comune e il sostegno dell’amministrazione sono stati fondamentali.
Come ha risposto il pubblico a questo evento?
L’affluenza è stata straordinaria. La mostra è stata visitata da numerosi turisti durante tutti e tre i giorni, mentre il concerto di Cristian Imparato ha richiamato oltre 500 persone in piazza il sabato sera. Anche gli appuntamenti letterari hanno registrato una partecipazione significativa, con tanti appassionati che hanno seguito gli incontri con gli scrittori ospiti. È stata una risposta che ci ha confermato quanto ci fosse bisogno di un evento di questo tipo.
Uno degli elementi distintivi del festival è stata la scelta di proporre un’arte fortemente emozionale. Dopo il successo di questa prima edizione, il festival avrà un seguito?
Esattamente. Abbiamo scelto di privilegiare opere figurative, pittura e scultura capaci di emozionare immediatamente il pubblico. Non era una mostra di arte concettuale, ma un percorso fatto di volti, paesaggi, natura, nudi e figure che comunicano attraverso la bellezza delle immagini. Credo che oggi ci sia un grande bisogno di un’arte che sappia parlare direttamente al cuore delle persone. Il Comune di Menaggio mi ha già rinnovato l’invito a realizzare anche la seconda edizione. È un riconoscimento che mi rende molto orgoglioso e che conferma il valore del lavoro svolto.
Progetti futuri?
Da febbraio dirigo anche uno spazio espositivo a Roma, vicino al Colosseo, e sto lavorando a un importante evento internazionale dedicato ai rapporti culturali con la Cina che inaugurerà la nuova stagione artistica a Milano. Inoltre, sono al lavoro sulla direzione artistica di un grande progetto che coinvolgerà il maestro del cinema Dario Argento e su una grande mostra romana che vedrà la partecipazione di oltre cento artisti. Sono iniziative ancora in fase di sviluppo, ma rappresentano progetti molto importanti per il futuro.
Che messaggio desideri lasciare ai nostri lettori?
Vorrei invitare tutti a non smettere mai di cercare la bellezza. Spesso viviamo in luoghi ricchi di storia, arte e cultura senza rendercene conto. Diamo tutto per scontato e finiamo per non conoscere davvero il territorio in cui abitiamo. Manifestazioni come questa servono proprio a riscoprire ciò che abbiamo accanto ogni giorno. La bellezza è una scoperta continua e dobbiamo imparare a viverla con occhi sempre nuovi.








