“Cuore senza culla”:  la litote dell’anima di Federica Santuccio 

Quando l’arciere scocca la freccia del kairòs, inizia il viaggio della conoscenza verso la coscienza. Un viaggio che imbarca tutta la nostra esperienza passata ponendocela davanti al timone della vita. È l’imprevisto che ci distacca dal timone così come l’esperienza del passato. Così il “Cuore senza culla” di Federica Santuccio è una scialuppa che naviga la marea senza marinaio, ma con un prigioniero ammanettato alla prua. 

L’idea del nuovo libro della famosa attrice e sceneggiatrice, edito per i tipi Amazon nello scorso ottobre 2025, scaturisce dalla scrittura del sentimento affiancata dalla manifattura del senso. Il sentimento che dopo la morte prenatale del suo bambino ha distrutto ogni attesa e il senso che dopo la sibillina notizia ha dato voce al silenzio della materia organica in cui l’uomo vede svanire le sue ceneri.

“Scrivere per rinascere” è il titolo di uno dei capitoli che segmentano la curva della narrazione dell’io. La scrittura che Federica Santuccio pone tra le mani del lettore, è una hieroglifia, cioè il segno geroglifico di una Vestale. Dalle lettere delle sue pagine promanano le corde di un sussurro lirico remoto che incantano di nostalgia la nostra memoria. Reggere il piccolo libello di Santuccio è come assistere a un intervento a cuore aperto di una donna che non piange la morte del suo bambino per superarla, ma ne canta una melodia per scavarla ancora più internamente.

Il lettore accetta di buon grado di restare nel caotico cantiere dove la storia è ancora un lavoro in corso, perché nello stordimento del rumore dei pensieri, dei dubbi, dei ricordi, della fantasia e dell’amore, risente il vagito della propria natura umana cui non sempre gli sembra di appartenere. “E la mortal donna, anch’ella sa esser regina e schiava di popoli quanto re Tiresia della sorte” recita un frammento del corpus di Saffo da Lesbo. La sorte è schiava non meno della morte, sarà quello che Euripide declamerà secoli dopo nella tragedia dell’Elena. Federica Santuccio evita il pianto per il canto di una sorte che rinnova lo spazio umano, lo amplia. Ma soprattutto una sorte che l’uomo deve ben conoscere prima della morte.

Il cuore nato senza culla, di Santuccio, è esso stesso una culla. Cuore senza culla è anche una litote dell’anima, all’interno di una elencazione per negazione che già si avvia dal titolo (“senza”): “che anche senza una culla una madre resta madre” (cit. dal libro). 

Parlare dell’assenza per affermare la presenza è ciò che l’autrice fa con la bocca rivolta al suo grembo e con gli occhi verso la lontananza dell’orizzonte. 

“Ci sono mani che tengono ricordi invece di corpi. Cuori che battono per due, voci che sussurrano parole che nessuno sentirà mai. Eppure, dentro questa assenza, continua a scorrere una forza misteriosa: la capacità di amare comunque, anche senza una presenza”.

Il codice binario entro cui questo libro si iscrive, è quello dell’anamorfosi tragica dell’essere. Viviamo per esistere perché nasciamo. È questa una massima che qui adotterei nei confronti dell’opera di Santuccio. Chi nasce, vive una volta, ma esiste per sempre. L’arte del resistere è il vero cuore dell’autrice, ma anche la culla di una intera civiltà millenaria.

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Mauro Di Ruvo
2000, Bari, Critico d’arte, classicista e medievista. Redattore di Politica interna. Attualmente si occupa di Etruscologia e Diritto Romano a Perugia, dove conduce indagini sperimentali in Archeologia Classica. Si è occupato di Estetica cinematografica e filosofia del linguaggio audiovisivo a Firenze presso la storica rivista “Nuova Antologia” e collabora con la Fondazione Spadolini. È autore del romanzo Pasqualino Apparatagliole (2023, Delta Tre Edizioni), e curatore della recensione al libro Oltre il Neorealismo. Arte e vita di Roberto Rossellini in un dialogo con il figlio Renzo di Gabriella Izzi Benedetti, già presidente del Comitato per l’Unesco, per la collana fiorentina “Libro Verità”. Ha già curato per la “Delta Tre Edizioni” le prefazioni alla silloge Lo Zefiro dell’anima (2019) di Pasquale Tornatore e al romanzo Le memorie del dio azteco (2021) dello storico Saverio Caprioli. A novembre 2023, ha curato il Convegno “L’ombra del doppio: la dicotomia nella poiesis” nella città di Lavello.

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