Domenico Ercoli, giornalista di Lanterna, ha partecipato ieri al 34° Economic Forum di Karpacz intervenendo al panel “From Europe of Nations to Superstate: Scenarios for the European Union”. Nel corso del dibattito, che ha visto la presenza di accademici, politici e analisti internazionali, Ercoli ha portato il punto di vista italiano sul futuro del processo di integrazione europea.
Rispondendo alla prima domanda della moderatrice, Ercoli ha sottolineato come l’opinione pubblica sia ormai uno dei principali motori del progetto europeo. Negli ultimi anni – ha osservato – la crescente partecipazione alle elezioni europee dimostra che i cittadini percepiscono Bruxelles non più solo come una burocrazia distante, ma come uno spazio politico che conta. Tuttavia, ha ricordato la profonda polarizzazione: da una parte i giovani e i contesti urbani chiedono più Europa per affrontare sfide globali come il cambiamento climatico o la sicurezza; dall’altra, riemerge con forza l’identità nazionale e l’euroscetticismo, alimentato da insicurezze sociali ed economiche.
Per Ercoli, l’euroscetticismo contemporaneo non è un rifiuto dell’Unione in sé, ma “una domanda di un’altra Europa, più vicina, più responsabile, capace di dare risposte concrete”. Le crisi degli ultimi anni – dalla pandemia alla guerra in Ucraina – hanno reso evidente che “l’unità non è opzionale, è essenziale”. Rievocando la storia, ha ricordato come il fallimento dell’Europa divisa dopo il Congresso di Vienna del 1815 condusse infine alle guerre mondiali, mentre la scelta della cooperazione – con la CECA nel 1951 e il Trattato di Roma nel 1957 – ha trasformato il compromesso in progresso. Da qui la sua proposta di una “terza via”: un’Europa della solidarietà, attenta ai fenomeni migratori, capace di leggere il mondo che cambia e di plasmare il nuovo ordine globale.

Nel secondo round, la moderatrice lo ha sollecitato a riflettere sul caso italiano, dove il dibattito sull’integrazione europea è particolarmente acceso. Ercoli ha evidenziato come l’Italia rappresenti un laboratorio politico: dal governo tecnico e fortemente europeista di Mario Monti, ai governi sovranisti guidati da Salvini e Meloni, fino alle soluzioni ibride degli ultimi anni. Questa oscillazione, ha affermato, riflette le stesse contraddizioni dell’Unione.
Un ruolo decisivo lo giocano i media e le narrazioni nazionali: Bruxelles viene spesso dipinta come capro espiatorio delle riforme impopolari, mentre la solidarietà europea e i fondi comunitari non ricevono la stessa visibilità. L’esperienza del Recovery Plan, invece, ha dimostrato che l’Europa può recuperare legittimità quando offre benefici tangibili. “Dobbiamo cambiare traiettoria”, ha ammonito, citando anche le parole di Mario Draghi pronunciate pochi giorni fa a Rimini: “Il mondo non ci guarda con simpatia e non aspetta che la nostra burocrazia imponga la sua forza.”
Guardando al futuro, Ercoli ha indicato quattro priorità per costruire l’Europa di domani: una vera unione fiscale, perché “l’euro senza un bilancio condiviso è un gigante su gambe fragili”; una difesa comune con un esercito europeo, accanto alla NATO, perché “la pace richiede capacità di difesa”; una politica estera unitaria, per trasformare “le 27 voci che spesso diventano rumore in una strategia”; e infine l’autonomia strategica, in campo energetico, tecnologico e nelle catene di approvvigionamento.
Sul finire del suo secondo intervento, Ercoli ha concluso: “In definitiva, il futuro dell’Unione dipenderà dalla sua capacità di connettersi con i cittadini, non solo con le politiche ma anche con narrazioni che restituiscano fiducia e appartenenza. Non un’Europa delle nazioni, non un super-Stato, ma un’Europa di solidarietà. Questa è la terza via che può vincere.”






