Due spicci: la fine e l’inizio di un’era

Due spicci è per Zerocalcare una tappa importante nel suo percorso di transizione dal fumetto alla serialità televisiva.Strappare lungo i bordi e Questo mondo non mi renderà cattivo sono stati due fondamentali banchi di prova che hanno permesso all’autore di arrivare allo sviluppo di questo nuovo progetto con una propria autonomia narrativa e una maggiore sicurezza espressiva.

Non va inoltre dimenticato quanto questa trilogia sia stata preziosa per la messa a punto dellestetica ormai classica del Calcare-autore televisivo. Lo stile del Calcareverse in questo nuovo media è qualcosa di ardito ed estremamente sperimentale, per via del doppio livello di sincretismo che mette in atto nel suo porsi in essere. Da un lato c’è la volontà filologica di tradurre lo stile visivo caratteristico di un autore, e dall’altro c’è stata una grande ricerca tecnica, accuratamente documentata nel relativo art book, che unisce una lavorazione interamente condotta in uno spazio tridimensionale a una resa estetica fedele ai cartoni animati realizzati a mano, un incontro altamente ibrido il cui risultato è però straordinariamente coerente. Anche da questo punto di vista ci sono stati non pochi passi da gigante: rispetto all’embrionale sperimentazione di Strappare lungo i bordi lo stile di Due spicci conferisce al progetto una maggiore fluidità e una complessità tecnica sempre più avanzata.

Due spicci completa una trilogia, e questa stessa constatazione frutto di un commento dell’autore in persona viene qui ulteriormente arricchita da un complemento di specificazione tematicamente coerente con l’interezza del percorso affrontato da Zerocalcare. Per noi ha senso parlare di ‘Trilogia della rinascita’. La rinascita è da ricercare prima di tutto a livello autoriale, attraverso un’analisi del materiale narrativo elaborato finora dall’autore. Le prime due serie costituiscono una tappa intermedia del processo di transizione dal fumetto al nuovo medium, per cui, in questa dilogia che potremmo definire “di transizione”, l’autore ripropone frammenti narrativi dei suoi lavori precedenti, mettendo in atto un meccanismo funzionale ad un’esplorazione narrativa e tecnica più che ad un’effettiva necessità creativa, la quale è maggiormente presente in Due spicci, proprio a fronte del lavoro di ricerca effettuato attraverso i due precedenti titoli della trilogia. In Due spicci lautore interviene allinterno del suo universo narrativo, espandendo la sua mitologia e avvalendosi dei personaggi ricorrenti allinterno di questultima. Con questa nuova serie l’autore non è più impegnato a tradurre il suo linguaggio, bensì a espandere il suo canone, inserendosi, ipoteticamente, nel solco già tracciato da Scheletri senza che vi sia una massiccia protesi narrativa proveniente da quest’ultima opera a sorreggere l’intero racconto. Il fulcro della macchina narrativa è infatti una storia originale, che risulta squisitamente congegnata e tecnicamente matura. Di Scheletri, invece, sono presenti l’atmosfera suburbana, le incursioni nel mondo criminale delle periferie, e alcuni rimandi tematici e situazionali. Nel complesso, questi riferimenti sono piuttosto deboli se si considera quanto le due serie precedenti abbiano “saccheggiato” con più violenza alcune strade narrative già battute dal Calcare-fumettista. Questo diverso rapporto dell’autore con il suo pregresso materiale creativo è da sottolineare a conferma di quella maturità espressiva di cui si faceva menzione nel primo paragrafo. Zerocalcare ormai conosce il medium televisivo, è abituato a ragionare narrativamente allinterno di questultimo, ed è quindi ormai pronto a portare avanti la sua ricerca artistica, con una maggiore sicurezza e consapevolezza dei propri mezzi, e supportato da un comparto tecnico sempre più all’avanguardia che si appresta ormai a raggiungere l’eccellenza.

Una così brillante evoluzione non è però scevra di note dolenti. La serie, dopo uno sviluppo magistrale, scivola su alcune incertezze proprio sulle battute finali del racconto, penalizzando leggermente il ritmo e la coerenza interna. Si tratta però di difetti non eccessivamente invalidanti, considerando la crescita tecnica di cui si è parlato e la tenuta complessiva della storia. In più, c’è un altro grande merito da riconoscere a Zerocalcare:il merito di aver saputo gestireun personaggio tanto interessante quanto complesso: l’Armadillo.

In Due spicci viene riequilibrato egregiamente il rapporto che intercorre fra lautore e le voci della sua coscienza interiore. È innegabile quanto l’Armadillo, doppiato da Valerio Mastrandrea, sia interessante come personaggio. Tuttavia, se nella serie precedente le sue battute potevano risultare un po’ forzate a causa dell’ossessiva ricerca di tempi comici che potessero ricalcare l’esilarante spontaneità di Strappare lungo i bordi (in cui l’Armadillo ha tirato fuori le sue perle migliori), in Due spicci lArmadillo si tiene ben saldo al suo ruolo di consigliere interiore senza perdere il carisma che lo contraddistingue.

Oltre al classico rapporto personaggio-coscienza, in Due spicci linteriorità del Calcare-personaggio prende corpo attraverso una sapiente costruzione scenografica. Attraverso castelli medioevali, schermi, sale controllo, scantinati e lunghe scalinate in discesa la serie delinea con intensità i labirinti della mente umana, rendendo un’astratta complessità concettuale concretamente tangibile con delle surreali metafore visive che chi apprezza Zerocalcare ha imparato a conoscere ormai da molto tempo.

Con questo stile dinamico e innovativo Due spicci parla con lucidità dei drammi di una generazione e delle difficoltà che il cambiamento e la crescita inevitabilmente comportano. La serie, inoltre, riflette sullimportanza dellamicizia in un mondo sempre più individualista e freddo, in cui molto spesso tante persone vengono lasciate sole con i loro mostri senza nessuno che tenda loro la mano. Quando i titoli di coda dell’ultimo episodio scorrono, lo spettatore si alza dal divano commosso, provato, e con la piacevole sensazione di sentirsi in qualche modo visto e capito.  

Una trilogia di fondamentale importanza per Zerocalcare e per l’animazione italiana si è conclusa, ma una cosa è certa: il percorso di questo autore è ancora soltanto all’inizio.

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