Guerra in Medio Oriente: Israele dice sì all’accordo Trump, ma la guerra continua. Colpita la Flotilla diretta a Gaza

Mentre Israele dichiara di voler porre fine alla guerra, continuano però le operazioni militari su Gaza e cresce la tensione internazionale dopo l’attacco di stanotte alla Flotilla

A 704 giorni dall’inizio del conflitto, Israele ha annunciato di aver accettato ufficialmente la proposta di accordo avanzata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha dichiarato che Israele è determinato a porre fine alla guerra e si dice pronto a collaborare con tutte le parti interessate per garantire la sicurezza a lungo termine della regione. Tuttavia, nelle stesse ore, l’esercito israeliano ha ordinato l’evacuazione di Gaza City in vista di una possibile offensiva terrestre, suscitando panico fra circa un milione di civili già privati ripetutamente di rifugio. La proposta di Trump è stata rilanciata come una tregua di 60 giorni che includerebbe lo scambio di ostaggi e la smilitarizzazione di Hamas, da negoziare in parallelo alla sospensione temporanea delle ostilità. Israele ha dichiarato di accettarla, mentre Hamas ha definito l’offerta “umiliante” ma ha lasciato aperta la porta al dialogo. In questa fase di negoziati fragili, la comunità internazionale guarda con preoccupazione all’impatto su terra, già devastato da livelli estremi di mortalità e sfollamento.

Nel frattempo nella notte, un’imbarcazione della Global Sumud Flotilla, il convoglio di attivisti e aiuti umanitari provenienti da 44 Paesi e con a bordo personalità come Greta Thunberg, è stata colpita da un’esplosione nel porto tunisino di Sidi Bou Said. Gli attivisti parlano di un drone, ma le autorità tunisine hanno smentito, attribuendo l’incendio a un improbabile incidente interno. Non si registrano feriti, ma il danno materiale è evidente: la barca sotto bandiera portoghese ha subìto ustioni nella coperta principale e negli scomparti inferiori. L’episodio ha acceso tensioni, soprattutto per la presenza di Thunberg a bordo e per la determinazione dichiarata della flottiglia nel rompere il blocco israeliano. Fermi a Tunisi, gli attivisti terranno oggi una conferenza stampa. Presente anche Francesca Albanese – che vive a Tunisi – e che ha raggiunto gli attivisti. Questo dopo il grave attentato di ieri a Gerusalemme che ha visto il ripresentarsi di episodi terroristici: nella mattinata di ieri, lunedì 8 settembre infatti, all’ingresso di uno svincolo nella zona est della città, due uomini armati sono saliti a bordo di un autobus e hanno aperto il fuoco sui passeggeri, prima di essere neutralizzati dalla polizia. Sei persone sono state uccise. Hamas ha elogiato l’azione come una risposta “naturale ai crimini dell’occupazione”, mentre la tensione continua ad acuirsi senza segni di distensione.

Nella congiuntura odierna, l’annuncio di collaborazione diplomatica da parte di Israele contrasta con la realtà densa di evacuazioni, attacchi e distruzione. L’approvazione dell’accordo sembra più un gesto simbolico, privo di reale impatto immediato. Il rifiuto di Hamas, l’incertezza sulla sorte degli ostaggi, l’aggressività degli scontri — dal Gaza City devastata alla Gerusalemme sotto attacco — confermano l’instabilità profonda del teatro mediorientale. La presenza di Greta Thunberg nella flottiglia e l’incidente al porto tunisino potrebbero imprimere una spinta emotiva internazionale, ma restano questioni secondarie rispetto alla crisi umanitaria in corso. In assenza di pressioni concrete e di un dialogo credibile fra le parti, la guerra continua a mietere vittime, mentre la popolazione civile, nei suoi due principali centri, rimane prigioniera di una strategia che appare sempre più senza via d’uscita.

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