I vini senza alcol conquistano il Vinitaly

Nessuno poteva immaginare che in appena due anni i vini senza alcol o a bassa gradazione potessero diventare uno dei fenomeni più interessanti del settore proprio nel Paese leader al mondo per la produzione di vini di qualità. La notizia arriva dalla 58ª edizione di Vinitaly, che si è svolta come di consueto a Verona, dal 12 al 15 aprile. Se da un lato il vino italiano ribadisce la sua centralità culturale, dall’altro deve fare i conti con nuovi paradigmi globali e generazionali che scuotono le fondamenta della tradizione. Uno di questi è il fenomeno NoLo, un acronimo che sta per No and Low Alcohol.Secondo i dati dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly, la produzione di vini dealcolati in Italia è stimata in crescita del 90% nel 2026, anche se è ancora marginale nei consumi con il 2,5% del mercato.

Un comparto attualmente guidato da Germania, Regno Unito e Stati Uniti nel 2025, hanno registrato 160 milioni di bottiglie vendute, per un valore di circa 2 miliardi di euro. Eppure, il dibattito è acceso: molti esperti e puristi sostengono che, una volta privato della sua componente alcolica, il prodotto perda la natura stessa di “vino” per diventare una bevanda a base d’uva. Nonostante le resistenze identitarie, il mercato corre, spinto soprattutto da una Generazione Z sempre più orientata a uno stile di vita “health-conscious”. L’altro trend è il nuovo rapporto tra i giovani e il calice, cambiato radicalmente negli ultimi anni. I nuovi consumatori non cercano più il vino come bene di massa, ma come esperienza. La tendenza è chiara: si beve meno, ma si sceglie meglio. I ragazzi sotto i 30 anni mostrano un interesse crescente per i vini che raccontano una storia di sostenibilità e autenticità territoriale.

Questo “nuovo ciclo”, come definito da molti produttori, vede il vino non più solo come accompagnamento al pasto, ma come veicolo di valori etici e ambientali. La conferma viene dai consumi che continuano a calare sia nella Grande distribuzione sia nel “fuori casa”. Il 2025 ha segnato anche un’altra svolta storica per il settore: il sorpasso dei bianchi sui rossi. Nonostante le novità i gusti e i consumi degli italiani restano ancorati alla tradizione. Il Prosecco resta saldamente in cima alle preferenze, confermandosi il motore trainante dell’export e del consumo interno. Seguono Chianti e Montepulciano d’Abruzzo che dominano tra i rossi per volumi e popolarità. Tra i vini regionali, in continua ascesa, si registra un forte balzo di vitigni autoctoni come il Lagrein e il Vermentino, segno di una curiosità crescente verso le specificità locali. A tracciare il bilancio è Federico Bricolo, presidente di Veronafiere, che ha sottolineato il ruolo strategico della fiera: “In un momento di tensioni internazionali e mercati stanchi, Verona si conferma il luogo dove nasce un vero rinascimento per il comparto, puntando su innovazione e identità”.

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