Il caso Minetti: la procura lo chiude ma Travaglio non ci sta

Il caso Minetti è chiuso. Lo conferma la Procura di Milano, smentendo le presunte irregolarità e i retroscena emersi dal racconto che il Fatto Quotidiano aveva cominciato ad aprile scorso. Attraverso le indagini, i magistrati milanesi avevano incrociato i dati e verificato punto per punto, sostenendo che la grazia e il procedimento di adozione da parte della coppia fossero regolari. Non si tratta di una sentenza, eppure viene considerata tale. Secondo il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, le indagini non avrebbero tenuto conto di una fonte presente in Uruguay, che avrebbe smentito o confermato le dichiarazioni rilasciate alla stampa. Così, la macchina perbenista ha costituito un vero e proprio plotone di esecuzione contro l’inchiesta, emanando già la sentenza. La colpa? Aver fatto inchieste giornalistiche in un paese in cui il rapporto tra politica è stampa appare sempre più frammentato.

Dobbiamo allora partire da un primo ragionamento di fondo, per distinguere i due ruoli della Procura e dei giornali. La Procura persegue il filone giudiziario, i giornali quello mediatico. Due lavori diversi, che rischiano di essere accorpati in uno. La stessa retorica, infatti, era già stata osservata anche nel dibattito sul referendum che riguardava la separazione delle carriere. Al fine di raccontare l’attuale e rilevante problema degli errori giudiziari, si sosteneva che i processi conclusi con un’assoluzione fossero tutti un danno, smentendo in poche parole una delle funzioni più importanti del processo penale, cioè l’accertamento della verità. L’equazione è semplice: ogni inchiesta o processo che accerta una verità diversa da quella prospettata è un danno, quindi non va bene. Di questo passo, tutti i processi e le inchieste giornalistiche dovrebbero essere limitati, dal momento che quando cominciano non è ancora chiaro e delineato un quadro totale dei fatti. Invece, in un paese in cui la politica primeggia e paga meno dei cittadini, i giornali dovrebbero fungere da paravento dei privilegi della casta politica, ricordandoci cosa accade dietro le decisioni e le azioni di chi ci rappresenta, sempre nel rispetto del diritto di cronaca.

Nelle ultime ore, lo scoop del Fatto Quotidiano è stato bollato come falso, costituendo un errore di prospettiva. Uno scoop giornalistico, se rispetta la deontologia professionale e riporta affermazioni che provengono direttamente da fonti (le quali sono tenute nascoste perché un giornalista non può mai rivelarle), non è per forza falso. Smentire la notizia in un secondo momento non annulla il dovere di un giornalista di scavare di fronte a fatti che possono essere importanti per l’opinione pubblica. Al contrario, un falso scoop riguarda notizie completamente inventate al fine di provocare un danno doloso verso i soggetti che le riguardano. Di tali eventuali responsabilità non siamo noi giudici e, in caso, se ne occuperanno gli organi competenti.

L’inchiesta non era nata dal nulla, ma perché il Quirinale aveva mantenuto il silenzio sulla vicenda per settimane (ha poi motivato tale silenzio in un comunicato stampa), facendo sospettare un giornalista del Fatto Quotidiano, che ha successivamente avviato l’inchiesta. Le testimonianze raccontate e i dubbi emersi in Uruguay dall’istituto Inau hanno sollevato molte domande, costituendo un punto importante ai fini del racconto che è stato consegnato all’opinione pubblica. Era necessario scavare e ben vengano i successivi accertamenti della Procura. Un’adozione può essere legalmente inattaccabile, senza che al tempo stesso l’inchiesta per accertarne la presunta irregolarità possa perdere di valore. Al termine di questa vicenda, la riflessione cade sull’importanza della libertà di stampa e sul rapporto tra politica e giornalismo: un rapporto tossico che danneggia l’opinione pubblica, in cui più testate entrano in conflitto tra loro dimenticando il fine primario dell’informazione: il racconto della cronaca e la ricerca della verità.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here