Il compositore di origine ucraina Alexey Shor ha portato il suo ampio e coinvolgente Concerto per violino n. 7 all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, dove la musica ha risuonato nelle sale dell’Auditorium Parco della Musica durante una serie di esibizioni all’inizio di maggio.
Ricco di emozione cinematografica, il concerto si è dispiegato in una delle capitali culturali più affascinanti al mondo — una città che, secondo Shor, continua a ispirarlo profondamente: «Roma è la più grande testimonianza del desiderio umano di creare e realizzare».
Il programma intrecciava il Concerto per violino n. 7 di Alexey Shor con opere di Gustav Mahler, accostando una composizione contemporanea ed un repertorio classico nelle esibizioni romane. A interpretare il concerto è stato il celebre violinista Gil Shaham, diretto da Daniel Harding. «Mi sento davvero fortunato ad avere tali artisti suonare la mia musica», ha raccontato Shor. «Gil è un violinista straordinario. Forse uno dei migliori da sempre. Qualunque cosa suoni, riesce sempre a trovare un legame personale con la musica. Se ascolti il suo modo di suonare, tutto sembra naturale, tutto è profondamente connesso», ha spiegato. «E Daniel è un grande direttore. È la prima volta che lo vedo dirigere dal vivo. È molto chiaro ed espressivo. Era anche la prima volta che dirigeva questo pezzo e non potrei esserne più soddisfatto di questa sua interpretazione».
La celebre Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia ha aggiunto ulteriore profondità all’esecuzione grazie a un suono raffinato e luminoso, dando piena vita alle melodie di Shor. «Il suono era estremamente pulito. L’orchestra ha saputo mettere in risalto tutte le melodie nei momenti giusti. È davvero una grande orchestra», ha detto con entusiasmo. Anche Roma, del resto, è entrata nelle composizioni di Shor. Nel suo Travel Notebook, il brano “Addio” è stato ispirato proprio dalla Città Eterna e dal suo spirito senza tempo.
«Se ascolti il brano, non è affatto triste. Per esempio, avevo scritto un pezzo associato a Venezia e quello per me è molto triste, perché trasmette la sensazione di una città che lentamente si sgretola e muore davanti ai tuoi occhi», ha spiegato Shor. «Con Roma invece hai la sensazione che sarà sempre qui».
Quel senso di permanenza sembrava riecheggiare anche nella sala da concerto, dove il pubblico ha risposto con applausi calorosi durante le esibizioni di maggio. Per Shor, il rapporto con il pubblico resta una parte essenziale dell’esperienza compositiva.
«È stato molto gratificante», ha detto Shor, parlando dell’accoglienza ricevuta. «La musica è scritta per essere apprezzata dal pubblico. Per questo la reazione delle persone è sempre nei miei pensieri», ha aggiunto.
Se l’architettura antica di Roma, la sua eredità artistica e il talento musicale continuano a ispirare il compositore, questa visita aveva anche un significato più personale. Pur avendo Shor visitato la capitale italiana molte volte in passato, questo viaggio ha segnato la prima occasione in cui Egli ha goduto la città insieme ai suoi figli, riscoprendo strade e luoghi familiari con occhi nuovi. «È bellissimo vedere loro scoprire per la prima volta cose che io amo da sempre», ha raccontato. «Roma è davvero speciale».



