Il Premio Strega negli anni

L’11 giugno, una settimana dopo l’ingresso a Roma delle truppe del generale Clark, si tenne in casa Bellonci la prima riunione di quelli che da allora in poi si definiranno “Amici della domenica”. Queste riunioni e lo spirito che animava questo embrione di una risorgente società civile, sono uno dei primi segnali della rinascita di Roma e del Paese e del desiderio diffuso nel ceto intellettuale di connotare la nuova Italia anche attraverso una ripresa della vita culturale. Qualche tempo dopo, tra questi amici maturò l’idea di dare avvio a un premio letterario di tipo nuovo, con “una giuria vasta e democratica”. Alla proposta di Maria e Goffredo Bellonci aderì con entusiasmo Guido Alberti, uno dei frequentatori della loro casa romana, appartenente alla famiglia di imprenditori titolari dell’azienda produttrice del liquore Strega. Il premio è figlio di quel clima e di quell’amicizia, ma anche in seguito si è intrecciato in vario modo con le vicende della società italiana. A raccontare la storia della nascita del Premio Strega (1947) è Giovanni Solimine, Presidente della Fondazione Maria e Goffredo Bellonci. La prima annata si apre con la vittoria di Ennio Flaiano, Tempo di uccidere, romanzo d’esordio che inaugura il Premio Strega e resta un capolavoro sulla guerra coloniale italiana.

Sono passati ben 80 anni dalla nascita del premio letterario italiano più prestigioso che ha visto la vittoria di autori diventati classici, ma anche polemiche, scontri editoriali, in cui cultura, società e politica si sono sempre incrociate.

Tra gli aneddoti spiccano gli scontri tra diversi autori: nel 1952 Carlo Emilio Gadda si scaglia contro la vittoria di Alberto Moravia, definendola un complotto. Nel 1959 lo scontro vide come protagonisti Pier Paolo Pasolini e Beppe Fenoglio entrambi pubblicati da Garzanti. Il Premio è stato anche occasione di rivalse, si pensi al caso del Il Gattopardo: per Giuseppe Tomasi di Lampedusa la vittoria arrivò postuma, dopo innumerevoli rifiuti del romanzo. Tra gli aneddoti ci sono anche i rifiuti da parte degli autori stessi. Nel 1987 Luigi Malerba rifiutò di partecipare con il suo romanzo Il pianeta azzurro. La sua decisione scaturì da una polemica contro la scarsa trasparenza e i giochi di potere delle grandi case editrici che, a suo dire, rendevano l’esito del premio scontato. Argomento molto discusso sempre in occasione dei premi letterari: negli anni a emergere sono stati i grandi marchi editoriali, a discapito delle piccole realtà. Si discute dei giochi di potere, liste bloccate, strategie di marketing. Nel 2016, la casa editrice Feltrinelli decise di non partecipare al premio per protestare contro l’egemonia dei grandi gruppi (Mondadori ed Einaudi). Tuttavia, negli ultimi anni, nonostante la forza storica dei grandi editori, il Premio Strega sta mostrando un apparento indebolimento dell’egemonia tradizionale, con una presenza sempre maggiore dell’editoria indipendente.

Non mancano aneddoti anche della storia recente del premio letterario: Il “caso Sangiuliano” si riferisce alla gaffe del Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano durante una puntata del Premio Strega 2023, quando dichiarò pubblicamente di non aver letto i libri in gara. Questa ammissione, avvenuta in diretta, generò imbarazzo e, ovviamente, polemiche politiche.

Tra i titoli vincitori si ricorda L’Isola di Arturo di Elsa Morante (1957), primo caso di donna partecipante; poi Lessico Famigliare di Natalia Ginzburg (1963); Il nome della rosa di Umberto Eco (1981), uno dei libri più famosi al mondo con oltre 50 milioni di copie vendute.

In occasione dell’ottantesimo anniversario è previsto un ricco calendario di appuntamenti che coinvolgeranno istituzioni culturali, autrici e autori, archivi, mostre e incontri pubblici, ribadendo il ruolo centrale del Premio nella storia culturale italiana e nel dibattito contemporaneo. Al centro delle iniziative ci sarà la mostra curata da Maria Luisa Frisa e Mario Lupano che verrà inaugurata il 29 aprile al MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma. La mostra presenterà la “biblioteca ideale” formata dagli oltre mille volumi selezionati per il Premio dal 1947 a oggi, organizzandoli in una sequenza cronologica che racconta, in parallelo, le vicende, i protagonisti, le polemiche e la narrazione mediatica che hanno accompagnato ogni edizione. Questa sequenza mostra per ogni anno i candidati, la cinquina e il vincitore.  In una “stanza” riscostruita, verrà restituita la dimensione più intima – domestica e al tempo stesso collettiva e relazionale – del “salotto Bellonci”, attraversato da scrittori, editori, artisti, e riproposto in mostra come un diorama popolato dalle opere e dagli oggetti che hanno abitato casa Bellonci e che hanno costruito le precise atmosfere del Premio. Tra le iniziative, si è deciso di svolgere la serata finale l’8 luglio al Campidoglio: una scelta fortemente simbolica che rende omaggio a Roma, città che ha visto nascere e crescere il Premio, e che riafferma il legame profondo con la sua storia culturale e civile.

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