Il prezzo di una “Destinazione errata”. Il romanzo di Domenico Starnone

“Temo soprattutto i gesti abitudinari, dissi, ti danno l’idea che sia tutto in ordine ma in effetti fanno da paraocchi, la casa brucia proprio quando ci pare di avere il controllo assoluto del fuoco”.

Avere il controllo è fondamentale per ogni sceneggiatore, mestiere del protagonista di Destinazione errata, l’ultimo romanzo di Domenico Starnone (Einaudi, 2025). Sapere per filo e per segno cosa accadrà in ogni scena raccontata. Un’ambizione di molte persone: zero imprevisti che possano provocare dolore, sapere bene come andrà la giornata, in definitiva una vita pianificata. Lavoro, famiglia, amici. Svegliarsi, accompagnare le proprie figlie a scuola, lavorare fino a sera, di nuovo le figlie, e così via. Tutto scorre, come il traffico di Roma, perfetta ambientazione di questa storia.

L’abitudine al traffico della Nomentana di prima mattina, tirare dritto, arrendersi alla solita routine di imprecazioni e clacson. Ma cosa accadrebbe se un giorno sbagliassimo strada? Di certo potremmo tornare sulla retta via consultando un navigatore. Ma basta poco per affascinare l’essere umano e trascinarlo sempre più lontano: serve lo stupore della novità, immergersi in strade e persone solo sfiorate in passato, a cui non abbiamo mai dato peso.

Questa storia avrebbe potuto interrompersi con un semplice “elimina il messaggio per tutti”, così quel “ti amo” mandato per sbaglio a un’altra persona non sarebbe mai esistito, infine la normalità avrebbe prevalso. E invece il protagonista decide di non fare alcun passo indietro, spingendosi sempre più verso esiti che da una parte lo terrorizzano, dall’altra aumentano il suo desiderio. Il destinatario di quel messaggio è Claudia, sua collega di lavoro, presenza quotidiana nella sua vita ma fino a quel momento differente da qualsiasi punto di vista che non fosse la sceneggiatura. Nell’indifferenza con cui ha da sempre guardato la sua collega, si è perso un dettaglio: Claudia è innamorata di lui e desiderava tanto poter leggere quel “ti amo”. La destinazione errata di un messaggio diventa nel giro di poche ore la causa di baci scambiati nell’androne del palazzo o nella macchina in una via vicino casa, fino a organizzare una notte d’amore. Tuttavia la vita sembra darci sempre il conto prima o poi e alla fine quella strada sbagliata si trasforma in un vicolo cieco, in cui l’eccitazione iniziale si trasforma in angoscia, nella paura del domani, in innumerevoli sensi di colpa.

Attraverso il tono ironico, Domenico Starnone realizza un racconto credibile, pieno di realtà, in cui si smaschera l’essere umano nelle sue fragilità. C’è chi spera in un lieto fine ma questo non è un romanzo d’amore, non c’è nulla di romantico e sempre più si sgretola l’idea di perfezione associata inizialmente a questa famiglia. Fin quando anche il desiderio per Claudia diventa un gesto stanco, come se egli subisse questo sentimento. Il tradimento stesso diventa parte integrante di quella routine:  si ritorna a casa dopo aver tradito la propria moglie e si resta indifferenti all’accaduto. Non vengono prese decisioni ed è proprio qui la debolezza del protagonista e dell’essere umano: va tutto bene fin quando si ha un errore da poter usare come alibi, ma quando bisogna decidere, ci si tira indietro. Meglio restare intrappolati che avere il coraggio di scegliere e forse perdere.

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