Il ritorno del passato e la trasformazione del presente. “Le vite di ieri”, romanzo d’esordio di Marta Mulè e Francesco Salvatore

Accade spesso di camminare per Roma di notte. È proprio in questa fase della giornata che emerge ancora di più il suo fascino. Con le sue luci, la luna, il lungotevere. Passeggiando in questa zona, basta alzare lo sguardo per rimanere stupiti dalla bellezza dei monumenti e dei palazzi che si innalzano dinanzi agli occhi.  E nel silenzio della sera, la mente parte a immaginare mille storie, a fantasticare su chi ha attraversato quelle vie, chi ha vissuto in quelle case, sui segreti che si celano dietro quei portoni. A volte si torna indietro nel tempo, pensando ai personaggi storici o ai poeti che hanno raccontato la Città Eterna.

È questa la sensazione che si ha leggendo “Le vite di ieri”, romanzo d’esordio di Marta Mulè e Francesco Salvatore, edito Gallucci. Queto è dato dal concetto alla base della storia raccontata: il ritorno al passato. In un palazzo, da immaginare nella sua sontuosità, vi è una Fondazione misteriosa in cui diverse persone, anche ragazzi, detti i Viaggiatori tra le Vite. Qui si allena la capacità di fare dei viaggi nel passato: a volte durano qualche minuto che rendono possibile a questi personaggi di ritrovarsi in epoche passate. I loro viaggi diventano anche resoconti di periodi storici, resti attraverso un passaggio repentino dal presente al passato, mettendo così a confronto epoche diverse. Si creano così dei viaggi collettivi in cui anche il lettore è portato a parteciparvi. Tuttavia, per quanto conoscere il passato possa sembrare affascinante, in realtà comporta diverse problematiche, tra cui la gestione, il potere di cambiare ciò che è stato, quindi anche la forza del libero arbitrio.

È all’interno della Fondazione, Alessandro conosce altri due Viaggiatori: Lorenzo e Margherita. L’arrivo del primo sembra quasi turbare l’ordine esistente, non solo nella Fondazione ma anche nella vita dei due, soprattutto di Lorenzo. All’arrivo di Alessandro, infatti, corrisponde quello dei Figli del Caos, anzi, il ritorno di questi ultimi.

Oltre all’aspetto magico legato alle vicissitudini di quel palazzo, la storia è anche un romanzo di formazione. I tre ragazzi, infatti, sono calati sia nel mondo della Fondazione, ma anche nella società comune. Per questo motivo non sono immuni alle problematiche che caratterizzano la fase dei vent’anni, in cui ci si domanda cosa fare del proprio futuro, si fanno i conti con i genitori che vorrebbero un futuro per i figli. Emergono le difficoltà legate alle scelte cruciali di questa fase della vita: andare all’università oppure no. Seguire i propri sogni, come la fotografia per Alessandro, oppure altre strade.

Nella complessità delle vicende, anche quando la trama si riempie di vicende che turbano i personaggi, il romanzo non perde mai il suo fascino reso dalla scelta della città che di storie passate è piena, così come di personaggi. A questo si aggiunge l’oggetto del libro che diventa anch’esso protagonista della storia con i suoi poteri rivelatori. Questo permette di riportare nella letteratura il fascino di ciò che la compone: i libri, le biblioteche, quelle pagine e quelle righe in cui ricercare la verità.

Le vite di ieri è un romanzo da vivere, calandosi a pieno nella sua ambientazione, assaporando la bellezza di Roma, le angosce dei personaggi, i loro turbamenti, ma anche i sentimenti.

“Presto avrai modo di capirlo sempre meglio, che le anime hanno maniere inaspettate di cercarsi, di fare di tutto per avvicinarsi fino a incrociarsi. Non è possibile stabilire a priori che cosa accadrà quando si incontreranno”

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