“Il vecchio terribile”: Lovecraft ritorna sullo schermo a Roma

E’ stato presentato in anteprima ieri sera presso il Cinema Caravaggio di Roma il cortometraggio The Terrible Old Man, adattamento cinematografico della celebre novella horror di H.P. Lovecraft. Diretto da Jacopo Marchini e prodotto da MOVI Productions, con il sostegno di Mic e SIAE nell’ambito del programma “Per Chi Crea”, il film costituisce una rivisitazione contemporanea del racconto originale, trasponendo l’orrore psicologico della narrazione lovecraftiana in un linguaggio visivo moderno e suggestivo. La trama narra di un gruppo di ladri la cui brama di facile guadagno si tramuta in un incubo, quando un anziano, apparentemente innocuo, si rivela portatore di un male sovrannaturale.

A impreziosire il progetto è la partecipazione dell’illustre Franco Nero, la cui presenza sul palco ha conferito al cortometraggio un’aura di raffinata autorevolezza, contribuendo a creare un’atmosfera carica di tensione e mistero.

Tra gli interpreti, spicca in modo particolare Marco Bullitta, attore recentemente apprezzato nella serie Il Mostro — basata sul noto caso del Mostro di Firenze, diretta da Stefano Sollima e prodotta per Netflix. Completano il cast Ermanno De Biagi, Carolina Gonnelli, Tommaso Tampelloni e Sofia Buttini, che contribuiscono a delineare un’atmosfera avvolgente e inquietante.

L’eredità di Lovecraft nel cortometraggio

Ispirato al racconto originale di Lovecraft, The Terrible Old Man conserva intatte le atmosfere claustrofobiche e il senso di minaccia incombente tipici dell’autore di Providence, trasferendoli in un contesto narrativo attuale e coerente con le aspettative del pubblico contemporaneo, senza tradire lo spirito dell’opera.

La regia di Jacopo Marchini, attenta alla cura dei dettagli e all’equilibrio tra suggestione visiva e ritmo narrativo, costruisce un’esperienza cinematografica che si distacca dai cliché più scontati del genere horror, puntando invece a esplorare l’instabilità emotiva e l’oscurità dell’animo umano.

L’anteprima al Cinema Caravaggio segna l’avvio di un percorso per il cortometraggio che nei prossimi mesi sarà presentato nei festival, con una possibile distribuzione anche nei circuiti televisivi. La proiezione romana ha confermato l’interesse crescente per le sperimentazioni cinematografiche che reinterpretano i classici della letteratura horror con una sensibilità contemporanea.

Marco Bullitta: un interprete tra cinema e serialità

Nel cortometraggio, Marco Bullitta offre una prova attoriale di notevole intensità e profondità emotiva, capace di scandire con precisione il ritmo narrativo e di guidare lo spettatore attraverso le delicate sfumature del terrore psicologico fino al climax finale. La sua partecipazione non è casuale: reduce dal successo della serie Il Mostro, in cui ha svolto un ruolo di rilievo, Bullitta si afferma come una delle figure emergenti del panorama cinematografico italiano contemporaneo, grazie a una spiccata espressività e a una raffinata capacità interpretativa.

A margine della proiezione, Marco Bullitta ci accompagna in un’intervista in cui svela il suo approccio alla recitazione nel genere horror, le esperienze sul set di The Terrible Old Man e il suo cammino artistico tra televisione e cinema di genere.

Marco, com’è stato recitare in un horror? Le era mai capitato prima? A cosa si è ispirato per entrare nella parte e come si prepara un attore per un ruolo di questo genere?

    Non è la prima volta che mi confronto con il genere horror. Per me sono i ruoli più “divertenti”, quelli in cui mi sento maggiormente a mio agio. Nel caso specifico, il racconto originale di H. P. Lovecraft era molto breve e i personaggi erano appena abbozzati. Quando ho poco materiale da cui attingere, cerco di immaginare da dove provenga il personaggio e verso quale direzione stia andando prima degli eventi narrati, così da costruirne una base solida.

    Spesso interpreta la parte del cattivo o del personaggio “maledetto”. Le piace questo tipo di ruolo o ci sono altri generi che vorrebbe esplorare? E quale reazione spera di suscitare nello spettatore quando interpreta un personaggio così inquietante?

    In effetti, negli ultimi tempi ho interpretato più personaggi negativi che veri e propri “cattivi”. Mi affascinano perché spesso sono figure profonde e, mi piace pensarlo, molto lontane da ciò che sono nella vita reale. In questo momento mi piacerebbe cimentarmi in una commedia, un genere che ho affrontato raramente. Quando lavoro, quello che desidero trasmettere al pubblico è soprattutto un senso di autenticità. Capisco di aver fatto un buon lavoro quando chi mi conosce rimane sorpreso nello scoprire quanto io sia diverso dal personaggio interpretato, oppure — e mi diverte molto — quando la mia compagna tiene il broncio per qualche giorno a causa delle azioni deplorevoli compiute dal mio personaggio nel film.

    Ha trovato parallelismi o similitudini tra il suo ruolo in The Terrible Old Man e quello nella serie Il Mostro?

    Devo dire che i due ruoli sono molto differenti. Stefano Mele, ne Il Mostro, è in un certo senso una persona che lascia che siano gli eventi a travolgerlo. Angelo, protagonista de The Terrible Old Man, è invece un leader carismatico, un uomo che cerca di controllare tutto ciò che lo circonda.

    Com’è stata l’esperienza di lavorare a fianco di un monumento del cinema come Franco Nero?

    Lavorare con un gigante del cinema come Franco Nero è uno di quei momenti che ti fanno capire che il percorso e i sacrifici stanno andando nella direzione giusta. È stato un grande onore poter recitare al suo fianco.

    Ci sono attori o registi che l’hanno particolarmente influenzata nel suo percorso artistico? E ci sono aspetti del suo talento che vorrebbe far emergere nel cinema, ancora inesplorati finora?

    Mi sento in qualche modo “figlio” di quel cinema a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta che ci ha regalato capolavori sia dal punto di vista registico sia attoriale. Sono film che hanno plasmato il mio immaginario e contribuito a definire ciò che sono oggi come attore. Anche il cinema giapponese ha avuto un’influenza importante sui miei gusti: tra i miei registi preferiti c’è Takeshi Kitano.

    Ieri si è parlato di una possibile fiction ispirata a The Terrible Old Man: cosa può anticiparci in merito?

    Il corto è nato proprio con l’intento di fungere da episodio pilota per un progetto seriale, sul modello di opere come Black Mirror, Love, Death & Robots e Cabinet of Curiosities. L’idea è quella di un’antologia di episodi legati da un filo conduttore, ma fruibili anche come storie autonome. Sul percorso che dovrà affrontare il progetto, al momento, non posso aggiungere altro.

    Quali sono i suoi progetti futuri e cosa sta preparando in questo momento? E secondo lei, il cinema italiano offre oggi ruoli interessanti per attori che vogliono cimentarsi in generi come l’horror o il thriller?

    Il progetto più imminente è — ancora una volta — un film horror, già girato lo scorso dicembre in Sardegna e di prossima uscita. Per quanto riguarda il cinema italiano, credo che oggi stia mostrando una crescente apertura verso generi come l’horror e il thriller: c’è ancora spazio per crescere, ma vedo segnali incoraggianti.

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