In partnership con Improda Consulenza d’Impresa
C’era una volta un luogo che profumava di carta e inchiostro. Qui il tempo scorreva lento tra le pagine dei giornali e il fruscio delle riviste. Quel posto si chiamava edicola ed era uno spazio magico dove intere generazioni (compresa la mia) hanno conosciuto e condiviso i primi supereroi, compiuto viaggi interstellari, letto romanzi classici e storie d’amore ma, soprattutto, respirato il valore di narrazioni fatte di parole scritte, fotografie e anche fumetti.
Oggi, quel mondo vive una stagione tanto complessa, quanto preoccupante. Tutto ciò che in passato si cercava nelle edicole, si confronta (anzi, si scontra) con un’informazione online veloce, rapida, preda di algoritmi e fake news, con un consumo che avviene esclusivamente in modalità digitale.
Non possiamo dimenticare che – come dichiara una ricerca 2025 di Audipress – solo il 58,7% della popolazione italiana sopra i 14 anni, nell’ultimo mese, ha letto almeno un quotidiano o un periodico (su carta o in formato digitale). In parallelo, assistiamo ad un calo delle vendite dei giornali in edicola: ad esempio, a luglio 2025, testate storiche come La Repubblica consolida un -14,4% rispetto all’anno precedente, mentre il Corriere dello Sport presenta un -13,2% e Libero un -13,3%. Inoltre, un’analisi di Unioncamere-InfoCamere racconta che negli ultimi quattro anni le edicole in Italia sono diminuite del 16%, con punte alte in varie città. Ad esempio, Milano ha perso 129 edicole, Torino 138, Roma addirittura 303. In termini assoluti, stiamo parlando di quasi 2.700 chioschi in meno.
In questi scenari, tuttavia, ci sono iniziative interessanti che si propongono di offrire nuove risposte a bisogni sempre più urgenti, quali la necessità di avere accesso ad un’informazione completa ed autentica. Una di queste, risponde al nome di Aedicola Lambrate.
Tutto ruota intorno ad un chiosco di pochi metri quadri che, nel cuore di Lambrate, quartiere milanese dalle grandi tradizioni storiche e culturali, è tornato a vivere grazie alla sua nuova anima. L’idea è di Paolo Iabichino (scrittore, direttore creativo, docente alla scuola Holden e founder dell’Osservatorio Civic brands) che, insieme ad alcuni amici (Alioscia Bisceglia, Martina Pomponio, Michele Lupi e Valentina Canu), ha voluto opporsi alla chiusura dell’edicola di quartiere e trasformarla in una vera e propria “impresa sociale”. Il nome del progetto, Aedicola Lambrate, non è casuale: richiama l’aedicula latina, una piccola struttura architettonica domestica che custodiva e proteggeva divinità o immagini sacre. E, proprio come un tempio romano, il chiosco in Via Conte Rosso a Milano si propone di proteggere e valorizzare la lettura slow, la parola non gridata, il rispetto verso il lettore, il pensiero critico.
Ecco perché quel chiosco non è solo un punto vendita, ma qualcosa di più. “La nostra missione – svela Alessandro Ghidini, giornalista, libraio e “dinamizzatore culturale” del progetto (ndr.: la definizione è ben specificata da Chiara Faggiolani, nel saggio “Libri insieme. Viaggio nelle nuove comunità della conoscenza, Laterza editore) – è quella di convincere le persone del quartiere a leggere di più i giornali, le riviste, i manga e i libri, iniziando proprio dalla carta. Vogliamo essere, così, portatori sani di proposte culturali e sociali che si contrappongano al dilagare della fredda comunicazione digitale. Da noi si viene per comprare un giornale e ritrovare il gusto della parola scritta, entrando in uno spazio aperto che offre momenti di riflessione sul presente”.

Dunque, Aedicola Lambrate vuole essere una vera e propria impresa sociale, ma come si muove per realizzare concretamente il suo purpose e andare incontro ai lettori? La risposta è in un format che potremmo definire “ibrido” e caratterizzato da pillar tutti intrecciati profondamente tra loro. “Sì, è corretto – risponde Ghidini –. Nel chiosco abbiamo, innanzi tutto, uno spazio per la vendita di quotidiani e riviste che si integra con quello dei giochi per i bambini e delle carte”. In parallelo, Aedicola Lambrate ha un’area dedicata all’editoria indipendente che si propone di mettere in contatto le case editrici con i lettori, senza passare per la distribuzione tradizionale. Anche in questo caso, i titoli restano rigorosamente ancorati all’attualità e offrono preziose “chicche” editoriali, mentre viene stimolata la condivisione, la connessione e il passaparola (il nostro Ghidini parla addirittura di semplici “chiacchierate”) tra persone che amano approfondire il presente leggendo e confrontandosi autenticamente con altri lettori.
E, per concludere, la sorpresa che non ti aspetti in un posto come questo: un programma di eventi! Grazie ad un piano editoriale cadenzato, il chiosco di Lambrate diventa uno spazio di incontro per ospitare, direttamente sul marciapiede, incontri con l’autore, laboratori di lettura, dibattiti, musica live, laboratori per bambini, podcast dal vivo e tanto altro ancora. La più recente iniziativa, in questo filone, è datata 25 ottobre quando, una performance teatrale di strada seguita dalla presentazione del libro “NEET, i 7 volti della generazione in attesa” (è un saggio molto interessante di Federico Capeci, Valentina Meli e Endri Basha, per Franco Angeli), hanno portato in Via Conte Rosso un happening che si è trasformato in un’occasione per conoscere da vicino (e senza pregiudizi) luci ed ombre della tanto chiacchierata generazione NEET – Not in Education, Employment or Training: stiamo parlando dei 2 milioni di ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione. E’ stato un successo di pubblico, un momento di incontro che, tra le panchine del parco, i giornali, le riviste, una chiesa, una fontanella e una cabina telefonica, ha regalato riflessioni per presentare queste tematiche e proporre nuovi punti di vista.
Insomma, siamo di fronte ad una piccola/grande edicola che si confronta con i cambiamenti portati dall’informazione digitale, sostenuta da un sogno ambizioso: realizzare un modello di imprenditoria sociale che coniughi sostenibilità economica e impatto culturale, puntando sulle occasioni di scambio e confronto tra le persone di un territorio, trasformando la cultura e l’informazione in strumenti di coesione e cittadinanza attiva.
“Oggi le notizie vengono consumate velocemente – precisa Iabichino -, senza approfondimenti. Ci sono invece esperienze editoriali, digitali e non, che funzionano sulla scia dell’approfondimento, della voglia di conoscere e di andare a fondo delle cose. Aedicola Lambrate vuole proteggere, difendere, promuovere, ispirare, stimolare questo tipo di attenzione. È un rischio e una scommessa, ma tutte le grandi azioni di cambiamento sono nate dal pensiero folle di qualcuno che pensava che quella cosa fosse possibile. Noi pensiamo che sia possibile”.
Sarebbe bello se questa coraggiosa follia andasse oltre i confini di Lambrate. Il nostro augurio è che la visione di Aedicola Lambrate e dei suoi creatori possa ispirare altre città, altri quartieri, altre comunità, altri giovani. Perché ogni luogo ha effettivamente bisogno di un presidio culturale ed umanistico, di un piccolo tempio dove le idee possano circolare liberamente, di un’edicola che sappia lasciare nel proprio territorio una traccia capace di migliorare il mondo e le persone che ne sono parte. Diventare aedicolanter non è difficile. Per saperne di più, basta scrivere a aedicolambrate@gmail.com oppure seguire tutte le attività di Aedicola Lambrate sulla pagina Instagram. Pensiamoci. Siamo ancora in tempo per dare alle parole il valore che esse si meritano.







