“Fu una lunga notte, forse la più lunga della mia vita. La trascorsi seduto accanto alla tomba di Rosa, parlando con lei, accompagnandola nella prima parte del suo viaggio verso l’Aldilà, quando è più difficile staccarsi dalla terra e si ha bisogno dell’amore di chi rimane vivo, per andarsene almeno con la consolazione di avere seminato qualcosa nel cuore altrui. Ricordavo il suo viso perfetto e maledicevo la mia sorte.” La casa degli spiriti è il romanzo d’esordio di Isabel Allende, un’opera diventerà un cult e nel filone del realismo magico latinoamericano.
Una saga famiglia che copre quattro generazioni in cui ai fatti privati si intrecciano le vicende pubbliche, dalla guerra cilena fino all’ascesa di Pinochet. Inevitabilmente la storia delle famiglie Della Valle-Trueba è influenzata dagli accadimenti politici.
A emergere tra i protagonisti è Esteban Trueba, un personaggio complesso, diviso tra un forte amore, prima per Rosa e poi per Clara, che non riuscirà mai a esprimere per davvero, fino alla vecchiaia in cui ciò che rimane è un forte rimorso per un amore non vissuto sfociato in una solitudine. Esteban e Clara si dimostrano da subito come personaggi opposti: alla violenza e ai tradimenti del primo si contrappongono la magia, i misteri e soprattutto i silenzi di Clara, fino a quel pugno che sancirà la separazione definitiva tra i due.
Per Trueba sembra esserci solo un modo per colmare quel vuoto: l’ossessione per la terra e i possedimenti e la sua lotta politica contro l’emergere del comunismo. Proprio quest’ultimo sarà molto presente nella famiglia fino a portare a uno scontro tra padre e figli. La violenza o l’orgoglio di Esteban non hanno mai la meglio poiché egli vive in un conflitto perenne contro il matriarcato della sua famiglia, rappresentato dalla resistenza silenziosa e indistruttibile di Clara, ma anche contro le ideologie dei figli, contro la figlia Blanca che si oppone alla figura paterna con una forma di ribellione privata, subendo la prepotenza del padre ma senza spezzarsi mai. Blanca incarna l’amore che sopravvive al tempo e alla violenza.
Da questo amore proibito nascerà Alba, nipote prediletta di Esteban, l’unica donna capace di addolcire la rabbia del nonno, forse perché alla morte di Clara, Alba ne diventa una forma di reincarnazione. Tuttavia, se la nonna aveva sempre lottato attraverso un mondo fatto di misteri e silenzi, Alba lotta attivamente: studia, partecipa alla vita politica con le occupazioni dell’Università, aiuta i perseguitati durante il colpo di Stato, porta avanti la missione di carità della nonna. Alba non lascia morire la memoria della nonna e lo fa portando avanti la speranza ma anche attraverso la scrittura che diventa fulcro centrale del romanzo.
L’intera storia nasce dalle memorie scritte da Clara e messe in ordine dalla nipote. La scrittura non serve solo per ricordare, ma è anche lo strumento per esorcizzare il dolore. L’insegnamento che queste donne ci portano è nella volontà e capacità di rompere la catena dell’odio, ognuna con i propri mezzi. Questo porta il lettore dinanzi al profondo dilemma, ovvero tra orgoglio e amore.







