Il dibattito sulla Legge di Bilancio, come spesso accade nei giorni che precedono il suo approdo in Aula, si è inasprito anche all’interno della maggioranza. Il casus belli è stato un maxiemendamento, presentato dal governo in Commissione Bilancio al Senato, che prevedeva il rifinanziamento di “Transizione 5.0” per le imprese — il quale, poi, confluito in un ulteriore emendamento governativo depositato il 20 dicembre — e l’inasprimento dei requisiti per l’accesso alle cosiddette finestre mobili per il pensionamento anticipato. A rendere il quadro ancora più teso ha contribuito anche l’inserimento della norma che avrebbe ridotto, a partire dal 2031, il peso del riscatto della laurea ai fini pensionistici.
La Lega, di cui il ministro dell’Economia Giorgetti è uno dei principali esponenti, ha alzato le barricate, spingendo al ritiro delle norme sulle pensioni, facendo leva sul forte impatto mediatico che avrebbe avuto l’allungamento dei requisiti per il pensionamento anticipato. Del resto, il Carroccio aveva inserito nel proprio programma elettorale l’obiettivo di superare definitivamente la tanto criticata legge Fornero. I contrasti su questo punto sono stati così aspri che il partito di Salvini avrebbe persino minacciato di votare contro l’emendamento qualora non fosse stato ritirato o modificato, aprendo di fatto la strada a una possibile crisi di governo.
Quanto è accaduto impone una riflessione.
La Legge di Bilancio 2026, come dal titolo, sembra esser lo specchio perfetto della politica attuale; sia di destra che di sinistra, da qualsiasi prospettiva la si voglia guardare. Una politica ben lontana dalla realtà del Paese, sempre alla ricerca del consenso, in preda alla continua visione dei sondaggi e che parla alla pancia degli elettori, dimenticandosi poi, quando si governa, di far i conti con lo stato effettivo dei fatti.
Purtroppo, la legge Fornero dovette intervenire in un momento delicato per l’Italia, quando il debito pubblico era altissimo e si era nel bel mezzo di una crisi finanziaria iniziata negli Stati Uniti: l’unico modo era quello di intervenire passando da un sistema pensionistico retributivo ad uno contributivo e aumentare l’età pensionabile: data l’aspettativa di vita, e la questione inerente le pensioni “anticipate”. Oggi, vista la situazione, è impensabile immaginare una abolizione totale di questa legge.
Allo stesso modo, in un periodo in cui l’Italia è chiamata ad uscire dalla procedura di infrazione posta dalla Commissione europea, la Legge di Bilancio che si sta discutendo in questi mesi è è volta a tenere saldi invariati per non aumentare il deficit pubblico. È chiaro che se si desidera aumentare i finanziamenti – anche in maniera corretta – alle imprese, occorre trovare delle risorse: probabilmente ciò si sarebbe potuto fare intervenendo sulle pensioni, sulle quali, tra l’altro, incide molto la crisi demografica che il nostro Paese sta attraversando, con meno nascite e aumento delle persone anziane, rischiando l’insostenibilità dell’intero.
Ecco, quindi, dove dovrebbe entrare in gioco una Politica di governo che non parli sempre e solo alla pancia degli elettorali ma che, con trasparenza e sincerità, indichi e tracci una rotta da seguire, senza neanche addossare colpe a “manine” tecniche, le quali cercano solo di accontentare – per quanto possibile – l’indirizzo politico di un governo e le sue indicazioni.
L’augurio per questo Natale è che la Politica (di qualsiasi schieramento) torni a pensare con concretezza alla realtà del Paese; è ciò che serve ora e in futuro.







