Nel giro di una sola settimana l’iniziativa ha quasi raggiunto 20mila adesioni, segno di un ampio coinvolgimento della piazza laziale
La petizione su Change.org, intitolata “Lettera al presidente Lotito”, ha raccolto in breve tempo decine di migliaia di sostenitori tra addetti ai lavori, appassionati e abbonati con anni di presenza allo stadio. Tutto ciò con l’obiettivo di stimolare un dialogo pubblico sulla gestione societaria e sul futuro del club.
Lanciata il 17 gennaio 2026 da due giornalisti, Alberto Ciapparoni e Federico Marconi, l’iniziativa espone un messaggio chiaro: «Presidente, ci rivolgiamo direttamente a Lei: a noi tifosi della Lazio è stato tolto il sogno», si legge nel testo. I firmatari sottolineano come, negli oltre vent’anni di presidenza Lotito, la squadra abbia alternato risultati discreti a stagioni deludenti e poche ambizioni concrete di vertice, con un solo trofeo importante sollevato negli ultimi sette anni. Tra le critiche più frequenti anche la percezione che scelte gestionali e comunicative siano poco allineate con l’identità storica del club e con le aspettative della piazza.
Il cuore dell’appello è una richiesta di cambiamento di prospettiva. I firmatari chiedono esplicitamente al presidente di consentire ai tifosi di tornare a sognare campioni e risultati prestigiosi, prospettando – qualora ciò non fosse possibile – un passaggio della società a una nuova proprietà pronta a investire nel progetto sportivo.
In parallelo, la protesta ha attratto l’attenzione di esponenti pubblici e personaggi del dibattito sportivo. Tra i commenti di chi ha voluto spiegare il motivo della propria firma, Alessandro Di Battista ha espresso solidarietà alla protesta e criticato duramente la gestione Lotito, affermando che «il giorno in cui Lotito sarà lontano dalla Lazio sarà una festa di popolo» e invitando a portare rispetto ai tifosi che spendono i propri soldi per assistere alle partite. Secondo Di Battista, la crisi di identità e di risultati del club è la conseguenza di una “gestione mediocre” e di un rapporto distaccato con la tifoseria.
Difatti, proprio nell’estate senza mercato, oltre 29mila tifosi hanno acquistato l’abbonamento per assistere alle gare dei biancocelesti, dimostrando – nonostante le critiche e le manifestazioni contro la società – un’attaccamento senza precedenti che meriterebbe altre parole da parte del vertice societario.
Al di là di qualsiasi effetto concreto sul piano societario, la petizione rappresenta soprattutto un atto di partecipazione civile e affettiva: migliaia di persone che rivendicano il diritto di sentirsi ancora parte di una storia, di un’identità, di una passione. Perché prima dei bilanci e dei risultati, il calcio resta un legame emotivo tra una squadra e la sua gente.



