Si è svolto nei giorni scorsi, presso uno studio legale di Città di Castello, il convegno “Ritorno d’Oriente – Europa e Asia tra geopolitica, mercati e persone”, un incontro dedicato ai temi della cultura geopolitica e giuridica che ha suscitato grande interesse tra gli avvocati e gli studiosi presenti.
Unico relatore dell’iniziativa è stato il bravissimo Lelio Antonio Deganutti, analista geopolitico, che con un intervento di straordinaria chiarezza e profondità ha condotto i presenti in un percorso di lettura dei grandi mutamenti che stanno ridisegnando l’ordine mondiale.
Secondo Deganutti, viviamo in un tempo di passaggio: le certezze dell’Occidente — progresso, stabilità, sicurezza — si sono incrinate, mentre l’Oriente, giovane e dinamico, torna a rivendicare un ruolo centrale nella storia del mondo. Il suo intervento ha mostrato come questo “ritorno d’Oriente” non rappresenti uno scontro di civiltà, bensì una nuova fase di riequilibrio tra culture, economie e visioni politiche.
Le cinque ferite del nuovo millennio
Deganutti ha individuato cinque momenti simbolici che hanno segnato la fine dell’illusione di un mondo stabile e globalizzato: l’attacco alle Torri Gemelle del 2001, la crisi finanziaria del 2008, la pandemia del 2019, la guerra in Ucraina del 2022 e il conflitto in Medio Oriente del 2023.
Cinque ferite che hanno scosso la fiducia occidentale, mettendo in discussione la convinzione che il commercio e la tecnologia potessero sostituire la politica e la storia.
Europa e Asia: due visioni del mondo
Nel confronto tra i due continenti emerge una differenza di fondo: l’Europa è il continente della memoria, l’Asia quello dell’ambizione. L’Europa, anziana nello spirito e nelle culle, difende ciò che ha costruito; l’Asia, giovane e febbrile, insegue ciò che desidera. “E la storia — ha ricordato Deganutti — appartiene sempre a chi desidera di più.”
Potere, istituzioni e nuove alleanze
Mentre l’Europa resta ancorata a istituzioni consolidate — Unione Europea, NATO, OSCE — che garantiscono stabilità ma non visione, l’Asia si muove con agilità e pragmatismo.
Nascono nuove reti di cooperazione come i BRICS, l’ASEAN e la Comunità di Shanghai, in cui ogni alleanza è fluida, temporanea, adattabile.
Come ha affermato il ministro indiano Jaishankar, citato da Deganutti: “Nel mondo di oggi non esistono alleanze fisse, ma transazioni mobili.”
Religione e identità
Un’altra chiave di lettura riguarda il rapporto tra fede e politica. Se l’Europa si è secolarizzata fino a perdere il linguaggio del sacro, in Asia la religione resta forza vitale: in Russia l’ortodossia, in Iran l’Islam sciita, in India l’induismo, in Turchia l’Islam politico, in Cina il confucianesimo, in Giappone la fusione tra shintoismo e modernità. L’Europa crede nei diritti, l’Asia nei doveri: un contrasto tra libertà individuale e destino collettivo che modella le rispettive civiltà.
Economia e tecnologia: il nuovo potere globale
Nell’analisi economica e strategica, Deganutti ha evidenziato come il mondo non sia più diviso solo da confini o eserciti, ma da reti infrastrutturali e digitali. Chi controlla i flussi — di energia, merci e dati — controlla il futuro.
La Cina con la Nuova Via della Seta, l’India come laboratorio digitale, la Turchia ponte energetico tra continenti e l’Iran padrone dello stretto di Hormuz incarnano la nuova geografia del potere globale.
In confronto, l’Europa appare fragile, priva di autonomia energetica e di una visione tecnologica comune.
Verso un nuovo equilibrio mondiale
Dalle steppe russe al Mar Cinese Meridionale, il pianeta è attraversato da tensioni e faglie geopolitiche: Ucraina, Taiwan, Medio Oriente, Caucaso. Eppure, al di là dei conflitti, emerge una costante: il mondo sta spostando il proprio baricentro verso Est. Non è uno scontro di civiltà, ma una transizione naturale della storia, un nuovo ciclo in cui l’Asia diventa protagonista e l’Europa osservatrice.
Memoria e futuro
L’Europa custodisce la memoria, l’Asia rappresenta il futuro. L’una ricorda, l’altra sogna.Il ritorno d’Oriente è quindi una possibilità di rinascita, di dialogo e di equilibrio tra civiltà diverse, non una minaccia.
Come ha concluso Deganutti: “Il mondo non torna indietro. Sta solo tornando verso Est.”
E forse questo ritorno non segna il tramonto dell’Occidente, ma l’alba di una nuova epoca per l’umanità.







