Liberi sulla Carta: Giuliana Sgrena presenta “Me la sono andata a cercare”

Nella seconda giornata di Liberi sulla Carta Giuliana Sgrena ha presentato il suo ultimo libro Me la sono andata a cercare. Diari di una reporter di guerra (Laterza). 

Sgrena è giornalista e scrittrice. Negli anni ha raccontato a Il Manifesto e a testate internazionali i conflitti in Medio Oriente e Nord Africa. Nel suo nuovo libro ripercorre il proprio lavoro, raccontando anche le sue drammatiche esperienze personali, dal rapimento in Iraq nel 2005 al coinvolgimento nell’episodio di fuoco amico statunitense in cui ha perso la vita Nicola Calipari, membro della sua scorta. A conversare con l’autrice è il giornalista e scrittore Sandro Medici, con la partecipazione di Sandra Giuliani e delle Persone Libro dell’Associazione Donne di carta che hanno recitato a memoria estratti del lavoro di Sgrena. “Un libro difficile da definire” lo descrive Sandro Medici “che per un verso è un’esaltazione del lavoro di Sgrena e di quello di tanti giornalisti e giornaliste che compiono queste scelte estreme, svolgendo il loro mestiere in zone di guerra”. Una riflessione drammaticamente attuale in un periodo in cui siamo scandalizzati da ciò che sta succedendo a Gaza. 

Ricordi dell’Algeria

Me la sono andata a cercare si apre con il racconto delle esperienze di Sgrena in Algeria. Una scelta dettata innanzitutto dal fatto che è proprio in quel paese che hanno avuto origine il suo impegno e la sua vocazione per il giornalismo internazionale. Ma anche una decisione legata a ragioni storiche: è in Algeria che incomincia un processo di radicale trasformazione nella politica internazionale, con la fine del bipolarismo americano-sovietico e la nascita di una terza posizione con il Movimento dei paesi non allineati. Un nuovo schieramento che dava possibilità a molti più paesi di farsi artefici della propria storia. La guerra d’indipendenza algerina, dopotutto, rappresentava questa speranza. Speranza che fu tuttavia disattesa nel momento in cui il fronte islamista si fece avanti, minando i presupposti laici e democratici su cui si era retta la rivoluzione. A proposito dell’Algeria, Giuliana Sgrena ha raccontato: “Ricordo un paese molto orgoglioso, anche indisponente, verso chi veniva dall’Europa, certamente conseguenza della guerra d’indipendenza, che si era combattuta tuttavia su valori democratici. Quando il fronte islamico ha riscattato la propria posizione, questo ha portato a uno scontro tremendo tra chi voleva la re-islamizzazione e chi voleva un paese laico e democratico”.

Fare giornalismo in zone di guerra

Dopo la parentesi sull’Algeria la conversazione si è orientata all’esperienza di Sgrena sul campo, al suo lavoro presso il Manifesto, alla deontologia e all’etica del suo lavoro. Medici ha riconosciuto il pudore mostrato dalla giornalista nei suoi resoconti, pur non mancando di cura e attenzione nella ricerca della verità. Sgrena ha sottolineato come lavorare per un giornale politico come il Manifesto richiedesse un certo rigore, ma offrisse anche la possibilità di una maggiore indipendenza e professionalità nel racconto della guerra. Chi lavorava per i grandi giornali spesso si trovava a dover fare i conti con logiche economiche, per cui un massacro non è degno della prima pagina se non c’è abbastanza spargimento di sangue. “Ritengo di essere sempre stata una giornalista anomala, ma penso di aver svolto il mio lavoro onestamente. Un lavoro minimalista da un certo punto di vista, ma sempre a contatto con le persone e con le realtà da loro vissute”, ha commentato Sgrena. 

Il ruolo delle donne

Me la sono andata a cercare è un libro che intreccia memoria personale e impegno civile, con una riflessione sul ruolo delle donne nei conflitti e nella società. Nei suoi reportage Sgrena ha spesso raccontato la realtà di donne oppresse e delle loro lotte. In più occasioni le è stato chiesto se durante i suoi viaggi fosse stata vittima di discriminazioni, in quanto giornalista donna, eppure la maggior parte delle critiche, ha ammesso, è venuta da colleghi italiani. “Il giornalismo in luoghi difficili è ancora considerato un mestiere per uomini. Se una giornalista torna in una bara da un paese in guerra viene detto che sicuramente aveva fatto uno scoop che le è costato la vita, se invece dopo essere stata rapita torna viva, sicuramente se l’è andata a cercare”.

Alla fine dell’evento Sgrena ha voluto condividere un’ulteriore riflessione sul senso del suo mestiere e sulle ragioni che l’hanno spinta a mettere a repentaglio la propria vita. A chi la accusa di incoerenza, contestando il suo essere una pacifista racconta la guerra, risponde: “Raccontare gli effetti di quelle guerre sulle persone, per me, è sempre stato il miglior modo di essere pacifista”.

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