La realtà percepita attraverso social e piattaforme digitali è un pericolo per la democrazia. È questo in estrema sintesi il messaggio del rapporto “Fractured reality” del JRC, il Joint Research Centre, dell’Unione europea. Negli ultimi anni si è assistito a un massiccio spostamento dell’informazione sui social media, che sono diventati un’importante se non la principale fonte di notizie per molti, soprattutto per le giovani generazioni. Il rapporto esamina l’impatto in continua evoluzione delle tecnologie digitali sulla democrazia europea. In un’epoca di lotta globale per il controllo dello spazio informativo, questo rapporto offre spunti di riflessione critici sulla frammentazione delle realtà percepite, sull’ascesa del “complesso industriale della fantasia” e sui rischi sistemici posti dalla cosiddetta economia dell’attenzione.
Il documento evidenzia come le piattaforme, tramite algoritmi sempre più evoluti, privilegino il coinvolgimento degli utenti rispetto all’accuratezza dell’informazione, rafforzando le echo chamber e amplificando la disinformazione e la misinformazione. Un documento di altissimo valore scientifico da cui emerge come le piattaforme presentano agli utenti contenuti che puntano a prolungare la permanenza online senza curarsi della qualità delle informazioni, con l’obiettivo di massimizzare la visualizzazione e dunque la vendita di pubblicità e altre attività di marketing. Una battaglia classica del mercato dell’attenzione, che privilegia i contenuti che minacciano la democrazia, poiché l’attenzione umana tende a privilegiare informazioni negative, emotive e conflittuali.
Il JRC è una delle 31 direzioni generali dell’Unione Europea, dispone di sette istituti di ricerca in cinque Paesi dell’UE: Belgio, Germania, Paesi Bassi, Spagna e Italia. “Le piattaforme – si legge nel Rapporto – sono inoltre determinanti nella formazione di gruppi di utenti ideologicamente affini, in cui gli individui si rafforzano reciprocamente le proprie opinioni senza mettere in discussione le proprie. Sebbene non ci sia mai stato un periodo in cui tutti condividessero la stessa realtà percepita, la tecnologia ha permesso una proliferazione e una frammentazione senza precedenti delle realtà percepite. Le istituzioni democratiche e la democrazia stessa non possono sopravvivere senza un certo grado di realtà condivisa”.
In un’epoca di lotta globale per il controllo dello spazio informativo, questo rapporto offre spunti di riflessione critici sulla frammentazione delle realtà percepite, sull’ascesa del “complesso industriale della fantasia” e sui rischi sistemici posti dall’economia dell’attenzione. Mentre la manipolazione delle informazioni tradizionalmente implicava “bugie sistemiche” destinate a essere credute, la situazione attuale è un mix di disinformazione e misinformazione, inganno, informazioni fuorvianti e frammenti di verità. Una miscela micidiale per la gran parte di persone, soprattutto i giovani e i giovanissimi, che si fidano molto dei social. “L’obiettivo della manipolazione delle informazioni oggi spesso non è quello di far credere agli individui a determinate affermazioni false, ma di distrarre e generare sfiducia” – si legge ancora nel report – “e di attivare norme antidemocratiche, istinti e comportamenti autoritari. Incolpare gli individui per essere disinformati è una diagnosi errata della causa sottostante”.
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