Medio Oriente: la risoluzione su Gaza e il difficile cammino europeo verso il riconoscimento della Palestina

Il voto del Parlamento europeo riaccende il dibattito sul riconoscimento della Palestina e sulla responsabilità dell’Ue nella crisi in Medio Oriente. Ma le divisioni restano profonde

L’11 settembre 2025 con 305 voti favorevoli, 151 contrari e 122 astenuti nella sessione plenaria del Parlamento europeo è stata approvata a Strasburgo la risoluzione dal titolo: “Gaza al limite: l’azione dell’Ue per combattere la carestia, l’urgente necessità di liberare gli ostaggi e procedere verso una soluzione a due Stati”, un documento ufficiale che condanna la crisi umanitaria nella Striscia di Gaza, chiede il rilascio degli ostaggi detenuti da Hamas e, soprattutto, invita gli Stati membri dell’Unione a valutare il riconoscimento dello Stato di Palestina. È una presa di posizione politica significativa, nonostante non sia vincolante. Il voto riflette comunque le divisioni profonde che attraversano attualmente l’Europa su uno dei temi più delicati della politica internazionale.

La Risoluzione arriva dopo mesi di devastazione a Gaza, in seguito all’offensiva israeliana cominciata nell’ottobre 2024 in risposta all’attacco terroristico del 7 ottobre. Con oltre 35.000 morti stimati, la situazione umanitaria nella Striscia è oggi tra le peggiori al mondo, secondo dati ONU. La carestia, i bombardamenti, la distruzione delle infrastrutture civili e il blocco degli aiuti hanno alimentato un crescente senso di urgenza nelle capitali europee. Il Parlamento di Strasburgo ha colto l’occasione per segnare una svolta, quantomeno simbolica. Il testo, promosso dai gruppi S&D, Verdi e Renew Europe, appoggia in pieno le proposte avanzate dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen nei confronti di Israele, puntando sul riconoscimento dello Stato di Palestina come passo per rilanciare la soluzione dei due Stati, sulla liberazione immediata e incondizionata degli ostaggi israeliani ancora detenuti e sull’apertura dei corridoi umanitari per fermare la carestia e fornire assistenza medica e alimentare. Il Parlamento non ha potere esecutivo in materia di politica estera, ma la sua voce può orientare il dibattito e la pressione politica all’interno degli Stati membri.

Ma l’Unione Europea è tutt’altro che compatta sul tema. Dei 27 Stati membri, solo 9 al momento riconoscono ufficialmente lo Stato di Palestina. Si tratta della Svezia, che lo fece nel 2014, di Spagna, Irlanda e Slovenia che lo fecero tra maggio e giugno 2024 e di cinque Paesi dell’Est europeo, cioè Polonia, Ungheria, Romania, Slovacchia, Bulgaria che, insieme a Cipro, riconobbero la Palestina come stato negli anni ’80, prima ancora di entrare nell’Unione europea. Questi Stati rappresentano un terzo dell’Unione, ma il loro gesto, in passato, non ha mai provocato un cambiamento radicale nella posizione europea. L’adozione della Risoluzione da parte del Parlamento potrebbe però creare un effetto domino, così come si auspica. La stessa ha inoltre acceso i riflettori sulla prossima Assemblea Generale delle Nazioni Unite, in programma per fine settembre a New York. Diversi governi europei hanno annunciato che formalizzeranno il riconoscimento dello Stato di Palestina proprio in quella sede. La Francia ha confermato che lo farà, sottolineando che è giunto il momento di una “scelta politica chiara”. Anche il Belgio si è detto pronto, pur legando la decisione a condizioni come la liberazione degli ostaggi. Malta e Portogallo stanno valutando l’annuncio formale in coordinamento con altri Paesi europei, mentre Irlanda, Spagna e Slovenia, già riconoscenti, spingeranno per una mozione ONU di conferma del diritto all’autodeterminazione palestinese. Altri Paesi, tra cui Germania e Italia, rimangono cauti. Berlino sostiene il principio dei due Stati, ma ha dichiarato che un riconoscimento ora rischierebbe di cristallizzare una situazione ancora instabile. Roma, dal canto suo, evita prese di posizione nette, preferendo muoversi in sintonia con i principali alleati NATO.

L’Europa si muove in un equilibrio difficile dunque. Da un lato, intende riaffermare il proprio impegno per i diritti umani e il diritto internazionale ma dall’altro non può ignorare i legami strategici con Israele, né la pressione degli Stati Uniti. Washington, dal canto suo, ha espresso forte irritazione verso l’ipotesi di riconoscimenti unilaterali, ritenendo che indeboliscano il già fragile processo negoziale. Tuttavia, l’impasse diplomatica è ormai evidente. I negoziati israelo-palestinesi sono congelati da anni e la guerra a Gaza ha reso ancora più remota l’ipotesi di un processo negoziale bilaterale credibile. In questo vuoto, il riconoscimento internazionale della Palestina può apparire come un tentativo di riequilibrare le carte sul tavolo. “Il riconoscimento dello Stato di Palestina non è un premio, è un prerequisito per un dialogo paritario”, ha dichiarato l’eurodeputata spagnola Iratxe García Pérez, commentando il voto al Parlamento europeo.

Molti analisti considerano questi riconoscimenti come gesti soprattutto simbolici, senza effetti immediati sul terreno. La Palestina non ha il controllo di un territorio unitario, né un governo unificato – Hamas a Gaza, Autorità Nazionale Palestinese in Cisgiordania – e l’occupazione israeliana resta il dato dominante, con nuove colonie, check-point e blocchi continui. Tuttavia, se un numero crescente di Paesi europei riconoscerà la Palestina entro settembre, ciò potrebbe rafforzare la sua posizione presso l’ONU, premere su Israele per un cessate il fuoco più stabile e creare le condizioni per una nuova architettura diplomatica euro-mediterranea. Ma il rischio è che, senza una strategia unitaria e senza coordinamento con gli Stati Uniti, l’UE finisca per dividersi ulteriormente e perdere credibilità come attore geopolitico.

La risoluzione “Gaza al limite”, insieme al possibile riconoscimento europeo dello Stato di Palestina, segnano un momento chiave nella politica estera dell’Unione. Non è ancora una svolta storica, ma potrebbe diventarlo. L’importanza della Risoluzione sta anche nell’aperta condanna unanime per la “catastrofica” situazione umanitaria nella Striscia, che necessita di un urgente e rapido intervento da parte dell’Unione europea considerando le gravi carenze alimentari e l’aumento della malnutrizione causate dalle restrizioni agli aiuti umanitari. Nella Risoluzione viene condannato l’uso dei civili come scudi umani da parte di Hamas ed è forte la richiesta del rigoroso rispetto degli obblighi umanitari da parte di tutti gli attori coinvolti. Gli eurodeputati hanno infatti sollecitato il ripristino immediato dei finanziamenti e del mandato dell’UNRWA (l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi) accompagnato da un controllo più rigoroso, mentre criticano l’attuale sistema di distribuzione degli aiuti.

L’Assemblea Generale dell’ONU del 25 settembre 2025 sarà dunque un importante conferma o smentita di questa presa di posizione. Gli occhi della diplomazia internazionale saranno puntati non solo su Tel Aviv e Ramallah, ma anche su Bruxelles, Parigi, Berlino e Roma.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here