Nominare il presente per immaginare il futuro: il Dizionario di Genere a Più Libri Più Liberi

Negli ultimi anni il dibattito pubblico si è concentrato sempre di più sul potere delle parole e del linguaggio, strumenti non solo per esprimerci, ma anche per costruire il mondo in cui viviamo e provare a comprenderlo meglio. È da qui che nasce l’idea del Dizionario di Genere di Marzia Camarda, edito da Settenove, presentato a Più Libri Più Liberi in un incontro partecipato e ricco di riflessioni. A moderare l’evento, oltre alla stessa Camarda, il filosofo femminista Lorenzo Gasparrini e alcune delle voci che hanno contribuito alla realizzazione dell’opera.

Parliamo di “voci” proprio perché il Dizionario di Genere è un’opera corale che raccoglie 2471 lemmi con l’intento di delineare le questioni di genere nella loro complessità, offrendo uno strumento tecnico per chi se ne occupa per mestiere, ma anche per chi desidera acquisire maggiore consapevolezza sui cambiamenti del linguaggio.

La sua funzione è diversa da quella di un dizionario tradizionale, che solitamente si consulta quando incontriamo una parola nuova di cui non conosciamo il significato. È pensato, piuttosto, come uno spazio di scoperta, in cui trovare anche ciò che non si sa ancora di dover cercare. Tutte le voci sono infatti interconnesse tra loro e organizzate in 12 macrotemi.

Come ha ribadito Gasparrini durante l’evento, “quando parliamo di genere intendiamo tutti i generi”. Il dizionario, dunque, non si limita a raccontare le discriminazioni che colpiscono le donne, ma include tutte le soggettività marginalizzate e oppresse. La questione riguarda anche gli uomini, non solo in quanto possibili soggetti discriminati, ma anche in quanto portatori storici di un ruolo di potere, spesso centrale nella produzione e nel mantenimento delle disuguaglianze che oggi si cerca di nominare e decostruire.

Il senso del dizionario è emerso con forza anche grazie agli interventi di alcune delle persone che hanno curato specifici lemmi.

Anita Redzepi ha raccontato il lavoro su “stupro di guerra” e “stupro etnico”, affrontando la violenza sessuale come tecnica bellica e strumento di potere maschile sui corpi delle donne. Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International, ha curato la voce “diritti umani”, ancora oggi erroneamente definiti “diritti dell’uomo”. Elisabetta Serafini, della Società italiana delle storiche, si è occupata del termine “preistoria”, sottolineando l’urgenza di risignificare ambiti di studio tradizionalmente raccontati solo attraverso uno sguardo maschile. Sono poi intervenute Diana Lenzi per “teologia queer”, Valeria Roberti per “queer” e Massimo Prearo, che ha lavorato sulle “antivoci” come “ideologia gender” e “pro vita”, smontandone l’uso ideologico e strumentale nel dibattito pubblico.

Questo dizionario è un’operazione che punta a educare alla consapevolezza delle parole, a creare nuovi linguaggi e nuove narrazioni per poter davvero immaginare un futuro diverso. È l’inizio di un percorso collettivo, da scrivere insieme, perché, come è stato ricordato “se puoi nominarlo, puoi cambiarlo”.

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