Non abbandoniamo il popolo curdo. L’Ue applichi le sanzioni economiche e blocchi la vendita delle armi alla Turchia

La Turchia, nei giorni scorsi, ha lanciato la sua offensiva contro i curdi nel nord-est della Siria. Questo è l’ultimo atto di una escalation culminata con la rimozione dei blocchi di cementi alla frontiera tra i due paesi, per favorire il passaggio di carri armati, tir e blindati dell’armata di Racep Tayyip Erdogan. All’annuncio dell’avvio dell’offensiva militare, raid aerei sono stati segnalati nella citta di Ras al-Ain contro postazioni delle milizie curde di protezione (Ypg), mentre l’artiglieria ha bombardato Tal Abyad.

Dopo alcune ore, l’inizio dell’invasione della Siria del Nord, con l’ingresso dell’esercito turco insieme alle milizie locali siriane cooptare da Ankara.

Oltretutto a destare preoccupazione è il fatto che la Turchia si stia servendo di gruppi organizzati jihadisti, per combattere il popolo curdo. Decine le foto scattate dagli stessi miliziani. Una guerra senza scrupoli, che sta facendo vittime tra i civili e che si sta consumando nell’indifferenza della comunità internazionale che, oltre qualche dichiarazione di facciata, non ha ancora preso una posizione concreta e formale contro lo scempio consumato da Erdogan.

Conte e Di Maio, infatti, alla festa del Movimento 5 Stelle a Napoli, hanno dichiarato che bisogna smettere di vendere armi alla Turchia. Ma, oltre agli annunci, cosa intendono fare in concreto? Perché, vorrei ricordare loro, ricoprono l’incarico di Presidente del consiglio e Ministro degli esteri e che è nelle loro prerogative provvedere al blocco della vendita della armi. Non servono annunci e comizi, servono fatti concreti.

Per non parlare delle “armi economiche”, che si potrebbero mettere in campo. L’Europa è il primo sbocco commerciale di Ankara: il 42% dei rapporti commerciali stretti dalla Turchia è avvenuto con l’Unione europea. Attualmente, l’Italia importa merci e beni turchi per 9 miliardi di euro. Inversamente, l’export italiano in Turchia raggiunge gli 8,7 miliardi. Ma se gli interessi commerciali italiani, in questo momento, sembrano prevalere sui diritti umani, quelli della Germania sono ancora più massicci. I Tedeschi sono al primo posto nella classifica dei partner commerciali di Ankara e in Germania risiedono oltre tre milioni di cittadini turchi. Berlino e il gruppo di Visegrad continuano a temporeggiare su un’opzione , che potrebbe essere tanto efficace quanto determinante, per piegare le manie conquistatrici di Erdogan: le sanzioni economiche.

La paura è che Erdogan possa riaprire la rotta balcanica e che 3,6 milioni di profughi e rifugiati lascino la Turchia, per riversarsi in Europa, nonostante i 6 miliardi di euro promessi loro dall’Ue per la gestione della crisi migratoria del 2016.

Ma il punto è che veramente vogliamo rimanere in silenzio, per paura del vile ricatto di Erdogan? Veramente vogliamo abbandonare il popolo curdo?

Applicare le sanzioni economiche è uno scenario possibile, vista anche la stretta dipendenza dell’economia turca dal commercio con l’Europa. Ma soprattutto, va realizzato un embargo sulla vendita delle armi.

La comunità internazionale prenda una posizione concreta e fattuale. Non abbandoniamo il popolo curdo.

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