A vent’anni dalla sua scomparsa, nel settembre del 2006, Oriana Fallaci è considerata l’inventrice del giornalismo moderno, distinguendosi per capacità di scrittura e per carisma anche all’interno del panorama internazionale. Nella seconda giornata della fiera editoriale di Testo si è tenuto un evento in ricordo di questa importante figura del panorama fiorentino e italiano, che ha visto come mediatore Lucio Tirinnanzi e come ospiti Riccardo Nencini, ex presidente del consiglio nazionale del PSI e amico intimo di Oriana Fallaci, e i giornalisti Cristina Bulgheri e Alessandro Trocino. In questa occasione è stato presentato il libro “Punto e basta” (Paesi Edizioni) dedicato alla scrittrice e giornalista.
Oltre gli schemi: eredità, complessità e riconoscibilità internazionale
Il dibattito ha avuto origine da una domanda centrale: cosa possiamo dire oggi di non banale su Fallaci, soprattutto per farla conoscere alle nuove generazioni? Ne è scaturita una riflessione sulla sua eredità in quanto giornalista, nonché come donna e come figura culturale e intellettuale. Nencini ha definito Oriana Fallaci un’eretica rispetto agli schemi politico-ideologici tradizionali, ricordandola come una donna sempre al di fuori dal coro. Questo l’ha portata ad essere di sovente strumentalizzata, ora dalla destra ora dalla sinistra, e a venir ridotta a uno slogan spesso senza coglierne la reale complessità.
Attingendo ai suoi ricordi più personali Nencini ha descritto Fallaci come una donna costituita da due ingredienti fondamentali: un carattere impossibile e una libertà interiore radicale. Tale combinazione la rendeva riconoscibile ovunque, in Italia e all’estero, non solo per ciò che scriveva, ma per come lo scriveva, per la postura morale che portava in ogni intervista. Naturalmente, ciò le ha creato anche degli ostacoli, come nel caso del licenziamento dal Mattino dell’Italia Centrale.
L’11 settembre e la questione iraniana: l’attualità di Oriana Fallaci
A questa riflessione si è unita la testimonianza di Alessandro Trocino che ha riportato alcuni elementi emblematici come l’intervista del 1979 all’Ayatollah Khomeini e il suo ritorno alla scrittura dopo l’11 settembre. Trocino ha ricordato il caso dell’intervista che il Corriere della Sera desiderava fare a Fallaci dopo anni di silenzio e alla quale la giornalista acconsentì a patto che un inviato la raggiungesse a New York: “Quando il giornalista in questione arrivò a casa sua trovò l’intervista già scritta con tutte le risposte… c’erano anche le domande”.
Durante il dibattito, la questione iraniana è stata naturalmente discussa in relazione al presente e agli ultimissimi fatti di cronaca. Gli ospiti hanno osservato come, sebbene alcune delle sue previsioni più radicali sull’islamizzazione non si siano realizzate nei termini in cui lei le formulò all’indomani dell’11 settembre, la sua lettura sulla questione iraniana e sul ruolo dell’Europa nei confronti del Medio Oriente si sia rivelata in larga parte corretta e lungimirante, a riprova della grande capacità di Fallaci di leggere la contemporaneità.
Scrivere a Oriana Fallaci
Aldilà delle questioni professionali e geopolitiche, è emersa anche una Fallaci nella sua veste più intima e umana, attraverso le parole di Cristina Bulgheri, che ha raccontato un aneddoto singolare. Da giovane, infatti, si avvicinò alla figura di Oriana Fallaci dopo aver letto Lettera a un bambino mai nato e, in previsione della maturità, scelse di mettersi in contatto con lei e con il suo entourage. Per sua sorpresa, la Fallaci rispose alla sua lettera e intrattenne con lei una brevissima corrispondenza. In questa inaspettata risposta si intravedeva un tratto decisivo: una Fallaci capace di durezza estrema ma anche di un’attenzione esclusiva verso chi percepiva come autentico.






