Polveri: il nuovo romanzo introspettivo di Anna Carbonara

Una sala calda e accogliente della libreria 101, nel pieno cuore di Bari, ha accolto “Polveri”, alla presenza di Anna Carbonaro, autrice del romanzo, Paola Martelli e Antonio Gelormini. Presentando il libro, i passi salienti di questo romanzo introspettivo sono venuti alla luce, raccontando la storia di Francesca, la protagonista. Una donna allo stremo delle forze, una lunga battaglia con la vita, i suoi amati figli e un matrimonio che non funziona più. Una vita culminata in una crisi che sembra senza via di uscita, il rapporto burrascoso con il marito Piero e una nostalgica e malinconica Trieste.

L’abbiamo intervistata, con una riflessione sul racconto e sul genere del romanzo introspettivo.

Quando e da dove nasce l’idea di questo libro?

Questo libro avrebbe dovuto essere il seguito di un primo,anche se in realtà cronologicamente non è seguente. Ho voluto affrontare, nel racconto di “Polveri”, tutta una serie di tematiche molto care: l’amicizia, la solitudine, il rapporto madre e figlia, figlia madre, ho voluto perlustrare le situazioni di tante famiglie. È la storia di Francesca, che va in crisi dopo che si rende conto che tutto ciò che ha costruito non era reale e che il suo matrimonio era solamente una facciata.

Qual è il momento preciso in cui Francesca si risveglia da questo torpore e cade in questa crisi?

Credo che sia comune a tutte le donne, dopo i quarant’anni, che arrivi un momento di crisi. Sei a metà della tua vità e se sei fortunato arrivi a ottant’anni, quindi hai un’altra parte di percorso da compiere. Si fa un bilancio di quella che è stata la vita, ed è ciò che accade anche a Francesca. Dall’esterno sembra che tutto sia fantastico e perfetto, ma dall’interno nasconde molte crepe. La più grande è quella della sua personalità, dei suoi desideri.

Oggi la gente legge molto meno, anche per un abbassamento della capacità di concentrazione. Come conquistare il lettore?

La cosa migliore è scrivere delle cose che lui possa condividere, quindi che lo possano appassionare. Se vuoi che il romanzo venda e sia letto devi appassionare e conquistare il pubblico, cercando di fare dei discorsi che possano appassionare e incuriosire l’ipotetico lettore.

Quanto è importante l’empatia per il genere del romanzo introspettivo? Si sta perdendo nella letteratura odierna?

Credo di no, perché la maggior parte degli scrittori sono empatici. E’ un mestiere veramente difficile da fare se non sei in qualche modo empatico. Essere empatici vuol dire anche entrare nella personalità e nella vita di chi ti è di fronte. Queste situazioni diventano proprie dello scrittore e ti permettono di poter trasferire su carta quello che in qualche modo hai vissuto all’esterno, soprattutto se sei una persona che tende all’ascolto.

Vogliamo lanciare un messaggio a chi oggi vuole iniziare a scrivere o a chi, leggendo tanto, ritrova sempre nuovi spunti da ciò che legge?

Le due cose sono unite tra di loro. La lettura è unita alla scrittura. Si riesce a scrivere meglio se sei un buon lettore. Leggere tanto offre tanti spunti per scrivere meglio. Oggi, si legge tanto sui social e molto più superficiale rispetto a ieri. Credo che l’unico modo per far si che ci si avvicini alla lettura sia scrivere qualcosa di interessante e di sensazionale, che ti permetta di terminare quello che hai in mano.

Il racconto non tocca solo la storia di Francesca. Attraversa la solitudine contemporanea – la piaga del ventunesimo secolo – attraverso i personaggi del racconto, che sono tutti soli. Anche il titolo, Polveri, è la metafora della vita della protagonista: “Conoscevo bene quel pulviscolo; sebbene ogni giorni cercassi di rimuoverlo, lo ritrovavo sempre nello stesso posto in cui era prima. Quella specie di cenere veniva generata dalla tristezza , dalle delusioni e dalla consapevolezza della mia incapacità di contrastare le avversità della vita.”

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here