Quarantuno milioni gli immobili esposti al rischio di catastrofi naturali

In Italia 41 milioni di unità immobiliari sono potenzialmente esposte agli eventi catastrofali. Le provincie con il maggior numero di beni esposti sono Roma, Milano e Napolì; mentre le regioni più ad alto rischio sono Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto. Calabria, Emilia-Romagna e Umbria quelle invece con il più alto danno potenziale per abitante. Sono alcuni dei dati emersi dalla prima edizione del Natural Risk Forum, frutto del lavoro del Think tank promosso da Unipol con l’obiettivo di stimolare una riflessione ampia e strategica sui rischi catastrofali naturali e il loro impatto sul Paese.

Avvenimenti che, fino a pochi anni fa, si definivano “eccezionali” stanno diventando sempre più frequenti. Terremoti, alluvioni, eventi atmosferici intensi incidono infatti in modo diretto sulla sicurezza delle persone, sulla continuità economica dei territori, sulla sostenibilità dei conti pubblici. Solo negli ultimi 12 anni, terremoti, alluvioni e tempeste convettive, hanno generato costi per oltre 100 miliardi di euro, la maggior parte dei quali originati da alluvioni (44,8 miliardi) e tempeste convettive (36,4 miliardi). Di fronte a questo scenario, capire il rischio non è un esercizio teorico ma il modo per acquisire elementi utili a prendere decisioni in caso di calamità naturale. Da questo ragionamento è stato ideato il Natural Risk Index (NRI), un indicatore originale che fornisce una misura sintetica e comparabile dei rischi catastrofali a livello regionale. L’indicatore – che si avvale dei modelli catastrofali sviluppati da Gallagher Re1 – considera tre tipi di eventi catastrofali: terremoti, alluvioni e tempeste convettive.

“Il Natural Risk Index vuole essere un contributo importante per migliorare il modo in cui leggiamo e affrontiamo il rischio catastrofale nel nostro Paese. È evidente l’urgenza di adottare un approccio sistemico e integrato, fondato su una riduzione strutturale del rischio nelle aree più vulnerabili attraverso una maggiore diffusione delle coperture assicurative, lo sviluppo di politiche di prevenzione e adattamento basate su dati e analisi avanzate e il potenziamento della resilienza finanziaria e operativa del sistema economico”, ha spiegato Enrico San Pietro, Group Insurance General Manager di Unipol.

Per misurare il NRI, l’analisi è partita dalla mappatura del patrimonio immobiliare italiano esposto agli eventi catastrofali concentrandosi su tre macrosettori: imprese (attività produttive e commerciali); abitazioni (patrimonio residenziale) ed edifici pubblici (immobili della Pubblica Amministrazione). Sono state invece escluse le infrastrutture (strade, ponti, ferrovie, reti energetiche e idriche), che seguono logiche di gestione del rischio basate su fondi pubblici, piani straordinari o responsabilità dei concessionari. Il Natural Risk Index (NRI) costituisce una evoluzione metodologica significativa in quanto integra in un unico indicatore le tre dimensioni del rischio: Pericolosità, cioè la probabilità che un evento dannoso si verifichi in una determinata area; Esposizione, che descrive il valore economico dei beni e delle attività presenti in un territorio e potenzialmente soggetti a eventi catastrofali e, infine, la Vulnerabilità cioè quanto tali beni siano predisposti a subire danni economici o perdite.

Secondo Luigi Ferrara, Capo Dipartimento di Casa Italia della Presidenza del Consiglio dei Ministri “Occasioni come quella odierna sono essenziali per fare il punto sui rischi catastrofali nel nostro Paese e per rafforzare un approccio più consapevole, integrato ed efficace alla loro gestione. Comprendere a fondo le vulnerabilità del territorio e tradurre questa conoscenza in azioni concrete di prevenzione, mitigazione e adattamento è oggi una priorità non più rinviabile, di fronte a fenomeni destinati a incidere sempre più sul futuro dell’Italia.”

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