Recensione: The Northman di Robert Eggers

Alle origini dell’Amleto di Shakespeare, un’epica grondante di sangue.

Dopo una lunga attesa, arriva in sala The Northman, action fantasy di ambientazione vichinga. Con coraggio e ambizione da grande cinema coppoliano, il geniale regista Robert Eggers continua a espandere il tessuto delle sue visioni, forgiando con mestiere una stravagante e sfrenata esperienza cinematografica dalle atmosfere da Opera Black Metal. Una catarsi amorale, tra sventramenti e decapitazioni. Uno spettacolo enorme in cui si beve sangue caldo e si banchetta tra le carogne.

L’idea narrativa è la leggenda norrene che ha ispirato L’Amleto” di Shakespeare. Il decaduto principe vichingo Amleth, “una bestia ammantata di carne umana”, vive nel credo di un folle mantra: “Ti vendicherò, Padre. Ti salverò, Madre. Ti ucciderò, Fjölnir”. Fjölnirè lo zio bastardo che lo ha sbattuto in un sanguinoso settimo girone dantesco. La risalita sarà brutale. Tra la vita e la morte, l’onore e la vergogna, l’amore e l’odio, il tradimento e la vendetta.

The Northman è il trionfo delle immagini sul racconto, una supremazia del visivo già presente nel cinema di Eggers e precisamente nel bellissimo debutto The Witch e nell’interessante The Lighthouse. Ma dopo due intelligentissime elaborazioni di immaginari esistenti, la favola nera e i deliri del Cinema espressionistico, Robert Eggers nel suo terzo film trova il suo sguardo personale pur sdoganandosi allo stesso tempo al grande pubblico. Il regista lavora sulla bellezza. Sono bellissimi i paesaggi d’Islanda, dei diorami deliranti alla Werner Herzog: immensi panorami desaturati, atavici e infiniti.  È bellissimo è il corpo di Alexander Skarsgard: imponente, violento, martoriato, furioso e ossessivo. Cinema crudele che sussurra tra caos, vulcani e tempeste.

Tra bagatelle testosteronali, spiccano le esibizioni di tre (bellissime, ovviamente) donne: Bjork è una strega che urla profezie; Nicole Kidman è una madre dalle torbide tensioni sessuali; Anya Taylor-Joy è una schiava allucinata ed eccitante. È davvero quella dell’odio l’unica strada oppure questa può essere abbandonata per l’amore?

The Northman ha un’inaudita forza tipica dei capolavori della graphic novel, ma ha anche tante debolezze narrative. Infatti, il prologo è meno potente di quanto avrebbe dovuto essere. Inoltre, la trama è piena di inspiegati stop and go, personaggi (anche importanti) caricaturali e un forte sbilanciamento tra la ricostruzione epica e l’avanguardia parodistico-grottesca.

È come se il regista provasse piacere a camminare su una corda tesa tra il ridicolo e il sublime, senza preoccuparsi di cadere. Ma anche questo fa parte del rischio di avere una voce unica e del non essere allineati a niente e a nessuno.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here