Regionali, autunno caldo per la politica italiana. Dalla Puglia al Veneto, il punto della situazione

Settembre e ottobre si annunciano mesi caldi per la politica italiana, con le elezioni regionali in Valle d’Aosta, Marche, Calabria, Toscana e altre regioni ancora in attesa di date certe.

Le sfide principali: nelle Marche Acquaroli sfida Ricci, in Calabria Occhiuto incontra Tridico, in Toscana Giani affronta Tomasi. In Campania, il centrosinistra punta su Fico, mentre il centrodestra resta indeciso; in Veneto e Puglia i nomi restano ancora da definire.

Tra nomi incerti e scandali giudiziari non sono mancati colpi di scena. Le elezioni regionali sono il principale cavallo di battaglia tra maggioranza e opposizione. Fin dall’inizio della legislatura del governo Meloni, l’appuntamento delle elezioni europee e il referendum sui quesiti del lavoro della cittadinanza hanno subito messo in chiaro un dato di fatto: il centrodestra continua a rimanere saldo, mentre il centrosinistra, pur mettendo insieme le sue forze politiche, non ha modo di compattarsi né di avvicinarsi alla possibilità di mettere fuori gioco la maggioranza.

Le regioni, cedendo il passo ad una nuova amministrazione, dovranno rispondere ai problemi degli elettori, soprattutto dove il livello di consenso e di gradimento per il presidente uscente risulta basso. La partita diventa complicata, perché gli scandali giudiziari emersi – circa due – non hanno rallentato la corsa elettorale, offrendo al tempo stesso uno spunto di riflessione. Il caso Puglia ha offerto presto il nome di Decaro, già sindaco di Bari e volto conosciuto nella politica pugliese. Lo stesso ha più volte dichiarato alla stampa che non si sarebbe candidato alla guida della regione qualora fossero state introdotte le candidature di Michele Emiliano e Nicola Vendola, entrambi noti nel panorama pugliese per aver ricoperto l’incarico di Presidente. Alla fine, la candidatura è stata resa ufficiale, mentre per il centrodestra ancora non è presente un candidato certo.

In Calabria, il Presidente uscente di Forza Italia, Roberto Occhiuto, ha ricevuto un avviso di garanzia per corruzione. Fin dai primi istanti ha dichiarato la propria estraneità ai fatti, presentando al tempo stesso le dimissioni dalla carica attuale (motiva il gesto sostenendo che molti atti non vengono firmati per motivi attinenti alla sua indagine), ma ricandidandosi alla corsa elettorale. Non certo un elemento che gioca a favore della Regione Calabria, specie se consideriamo che dall’altra parte c’è Pasquale Tridico, altra figura che non passa inosservata. Già Presidente INPS nel 2020, all’epoca del governo Conte II era incaricato di erogare la cassa integrazione a molti lavoratori durante il periodo pandemico. Il risultato? Ritardi su ritardi, con oltre 500.000 richieste arretrate. Lo scandalo, contornato dall’aumento di stipendio alla sua carica da 62mila a 150mila euro annui, contribuì ad attirare le critiche anche degli stessi sindacati e delle associazioni di categoria, oltre che delle opposizioni.

Diventa importante, allora, considerare le criticità che sono emerse alla luce delle prime mosse di queste elezioni regionali, che sicuramente riserveranno altre sorprese. Centrodestra: non ci si può permettere di puntare tutto su un candidato il cui nome è messo in discussione da questa indagine, in una regione in cui la nuova amministrazione dovrà fronteggiare numerosi ostacoli; altro tema riguarda le “spartizioni di potere”, dato che i tre principali leader del centrodestra discutono sui candidati e sui partiti ai quali affidare l’elezione in una regione o in un’altra.

Il Veneto, ad esempio, che sicuramente virerà verso una vittoria del centrodestra, favorirà un candidato leghista, mentre la Campania sembra puntare su Fratelli D’Italia.

Non se la passa meglio il campo largo: il M5S ha mostrato irritazione per la modalità con cui il PD ha annunciato le candidature — tramite un post su Instagram con la scritta “il centrosinistra è unito per vincere mentre la destra litiga per le poltrone” — considerata da alcuni come uno schiaffo verso alleati come il Movimento stesso, che ha chiesto un ruolo più decisivo nel decidere le liste. In Toscana, Giani sembra essere posizionato su un 57% di consensi, ma dato che il campo largo sembra muoversi di opportunismo e di tattica (obiettivo: tutti uniti contro le destre, ma come non si sa), il rischio è quello del tracollo di quella stabilità che si vuol costruire in un progetto comune contro il centrodestra.

Non ci si stupisce. Le elezioni regionali non sono una novità, ma l’ennesimo replay della politica italiana. Fragile, malmessa, da ristrutturare.

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