Non si parla d’altro: il dibattito politico, mediatico e sociale è indirizzato verso il referendum nel quale il 22 e il 23 marzo i cittadini si esprimeranno a votare. Si potrà confermare o respingere la proposta di riforma costituzionale di ben 7 articoli, che cambieranno il sistema della magistratura così come lo concepiamo oggi. Purtroppo, il nostro paese è gravemente vittima del morbo dell’astensionismo, che ad ogni referendum o elezione miete vittime, arando il campo alla disinformazione e alla scarsa partecipazione politica.
Da sempre, siamo abituati a colpevolizzare la politica e i media, ma la responsabilità è doppia. Infatti, se lo scopo della politica è produrre una reazione che spinga ad ottenere brevemente un certo risultato, è anche responsabilità del cittadino non cadere nella trappola di fake news, bias cognitivi e disinformazione.
Cosa accade quando le bugie vengono raccontate dalla politica? Nell’immediato, le dichiarazioni politiche non sono sempre sottoposte al freno del fact checking. Vengono riportate e, spesso, diventano una vera e propria arma di distrazione di massa. In primo luogo, la bugia entra nell’agenda e diventa polarizzante. Diversi giornali e pagine social attribuiscono importanza alla notizia che, quindi, è posta gerarchicamente più in alto.
La diretta conseguenza è l’effetto di familiarità. Una notizia ripetuta diverse volte, ricalcando un tema di ampio dibattito, crea familiarità. Leggerla e rileggerla, quando inesatta, rafforza la disinformazione sul tema. Uscirne – dopo che l’abbiamo concepita come importante e veritiera – è davvero difficile.
Il tema è affrontato anche nella sociologia. Quando la politica che detiene più mezzi è in grado di avere più accesso alle fonti di informazione, ha inevitabilmente un vantaggio. Vantaggio che oggi consiste nel saper comunicare, dove la frequenza e il tipo di comunicazione contano molto più del messaggio trasmesso. Non sempre vince chi racconta la verità. Spesso e volentieri, la fretta e la familiarità ci inducono a non verificare, in una lotta impari tra bugie e verità.
C’era una necessità: indurre gli italiani a votare e al più presto. Il referendum è stato inserito nelle prime pagine dei giornali per settimane, e sarà ancora più intenso nei prossimi giorni. Così, i rispettivi comitati del Sì e del No al referendum hanno riempito di bugie il dibattito pubblico, trasformando la questione in un tifo da stadio. La maggioranza grida all’alt da parte della sinistra, accusandola di diffondere bugie, mentre però la pagina social di Fratelli D’Italia continua spesso a manipolare la comunicazione, estrapolando frasi di sentenze, omettendo informazioni, dichiarandole poi inaccettabili e convincendo al voto.
La campagna del No, invece, ha imbarcato esponenti che hanno dichiarato di votare no non per la riforma, ma solo per un voto contro il governo attuale. Chi ci rimette? La Costituzione, non valorizzata e non spiegata ai cittadini; i cittadini, sempre più considerati come elettori non dotati di pensiero critico. In questo modo, il terreno appare sempre più fertile per populismo penale e confusione.
Questa riforma ha introdotto una necessità: informarsi in maniera imparziale, ricercare le fondamenta di una legge, comprendere come funziona il nostro sistema e i suoi punti deboli, proprio per non cadere nella trappola del populismo e delle fake news.

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