Si chiama “cosmeticorexia” il nuovo fenomeno emerso tra i giovanissimi, ovvero la preoccupazione eccessiva per la propria pelle. Questa tendenza è emersa al centro dell’editoriale di Dermatol Ther, a cura dei ricercatori dell’Università Statale di Milano e dell’Istituto Superiore di Sanità. Tra i fattori maggiori vi è la presenza dei modelli socio-culturali veicolati oggi soprattutto dai social media che comportano un consumo esagerato e spesso inadeguato di prodotti per la pelle, si pensi a linee di cosmetici per bambini, con conseguenze sia dermatologiche sia psicologiche.
A preoccupare, infatti, è la diffusione della cosmeticorexia nella fase pre-adolescenziale che – come sottolinea Giovanni Damiani, dermatologo e direttore del Centro di medicina di precisione ed infiammazione cronica dell’Università Statale di Milano – vede l’utilizzo di cosmetici e trucchi da parte di giovanissimi tra gli 8 e i 12 anni, i cosiddetti “Sephora kids”. Si tratta di una fase delicata per la pelle che tende a cambiare giornalmente e a crescere fino ad acquisire un aspetto adulto. L’uso di cosmetici non adatti comporta quindi l’alterazione di questa naturale evoluzione. È allarmante l’uso di prodotti anti-age in questa fase, questo perché alcuni prodotti potrebbero rendere la pelle più sensibile a irritazioni, arrossamenti.
È inevtiabile che i social assumano una grande responsabilità in questo fenomeno: tra influencer e sponsorizzazioni tra i social più diffusi, il tema skincare sta diventando predominante, forse in maniera eccessiva. Se da una parte è fondamentale la cura personale, dall’altra sembra quasi che si stia trasformando nell’ennesima causa di burnout. Avere il prodotto del momento, la marca che va di più sui social, avere una routine piena di boccettine. E non sempre quella mensola piena di prodotti è sinonimo di benessere, sia perché prima di riempirla è sempre necessario consultare gli esperti sia perché tutti questi prodotti comportano spesso un enorme dispendio di soldi. Bisognerebbe personalizzare la cura di sé e non seguire la massa, le mode del momento e ciò che vogliono le strategie di marketing. Per esempio nell’ultimo periodo è emersa la corsa per la ricerca di prodotti coreani. La ricerca della “glass skin” senza pori visibili è un’illusione alimentata dai filtri social, che confonde la pelle sana—dotata di texture e pori funzionali—con immagini digitali prive di imperfezioni. La vera texture della pelle non può essere eliminata. Ogni pelle è diversa, ogni età necessità di una cura diversa. Tuttavia non esiste cura efficace se trasformata in ossessione.
“Sebbene la cosmeticorexia non sia riconosciuta come diagnosi formale negli attuali sistemi di classificazione, essa potrebbe rappresentare un disturbo mentale nello spettro del dismorfismo corporeo clinicamente rilevante, meritevole di una definizione operativa, strumenti di valutazione standardizzati e un monitoraggio epidemiologico, attraverso un approccio interdisciplinare” concludono i ricercatori.







