Spotify porta il giornalismo long form

Per il giornalismo si apre una nuova stagione. Un’era in cui le grandi inchieste, i reportage approfonditi e le analisi culturali non si sfogliano più soltanto tra le pagine di una rivista o sullo schermo di un tablet ma si “cliccano” e si ascoltano in cuffia, proprio come una playlist o un podcast. Spotify ha lanciato gli “Articles”, Articoli narrati, una nuova funzione che integra il giornalismo a lungo formato (long-form) direttamente all’interno del suo catalogo audio. Al momento del debutto, la piattaforma ha reso disponibili oltre 650 articoli provenienti dalle più prestigiose testate internazionali, tra cui WIRED, Rolling Stone, The Atlantic, Vogue e GQ.

La novità non è tanto nel formato che già esiste da tempo ed è proposto per la fruizione anche gratuita da tantissime testate, ma nella piattaforma.  L’idea di Spotify è semplice: intercettare gli utenti nei momenti in cui leggere è impossibile — mentre cucinano, fanno sport o sono bloccati nel traffico — trasformando l’informazione di qualità in un’esperienza “hands-free” (a mani libere). I contenuti hanno una durata inferiore alle due ore e sono accessibili in base all’abbonamento.  Per quanto riguarda la produzione, Spotify ha scelto una via di mezzo strategica: i pezzi di punta e più iconici sono narrati da voci umane professioniste, mentre i contenuti più brevi o d’attualità sfruttano una sintesi vocale digitale (IA) avanzata, che viene chiaramente segnalata all’utente nell’interfaccia. Se da un lato questa mossa rappresenta un’incredibile opportunità di distribuzione per i grandi editori — che possono così raggiungere un pubblico più giovane, digitale e storicamente difficile da agganciare con i tradizionali abbonamenti di lettura —, dall’altro non mancano i dubbi.

L’inserimento del giornalismo in un grande “calderone” di abbonamento unico, simile a quanto fa Apple News+, rischia infatti di disabituare l’utente a pagare la singola testata, centralizzando ulteriormente il potere dei ricavi nelle mani delle Big Tech. Resta il fatto che la sfida alle edicole digitali è ufficialmente aperta. Spotify non vuole più essere solo la colonna sonora della nostra giornata, ma anche la nostra principale fonte di informazione e approfondimento culturale.

“Con Articles, introduciamo il giornalismo d’inchiesta in formato audio come naturale estensione della musica, dei podcast e degli audiolibri che già interessano agli utenti di Spotify, concentrandoci su argomenti che sappiamo essere di loro interesse”, ha dichiarato Colleen Prendergast, responsabile delle licenze di Spotify Audiobooks. “Integrando contenuti più brevi, raggiungiamo il pubblico dove si trova, contribuendo a creare sane abitudini di ascolto e, in definitiva, ad aumentare l’interesse per i libri nel tempo”.

“Siamo entusiasti di collaborare con Spotify in quella che consideriamo una naturale sinergia tra due piattaforme che celebrano la musica e la cultura”, ha affermato Julian Holguin, CEO di Rolling Stone. “Questa collaborazione con Articles ci permette di rafforzare il legame tra i nostri lettori e gli artisti, le storie e gli articoli che amano, offrendo al contempo un’opportunità di scoperta. Rendendo il giornalismo di Rolling Stone più accessibile su Spotify, siamo entusiasti di portare le nostre storie a un pubblico ancora più ampio”.

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