“Non lo sanno. Ignorano bellamente il fatto che ogni volta che l’apostrofano in quel modo, la ragazza-cancello un po’ muore dentro, un po’ si annichilisce al pensiero che sì, è proprio vero: siamo pieni di personale qualificato che fa un lavoro di merda”
È questa la frase che potrebbe racchiudere la condizione di migliaia di giovani. È così che Agnese Scapinello nel suo romanzo Scusa il disordine (8tto Edizioni), racconta il dramma di un’intera generazione e forse anche di quelle che verranno. In questa frase è racchiuso il motivo del peso di questi anni che sentiamo tutto sulle spalle sia per quello che vorremmo per noi sia per ciò che la società si aspetterebbe da noi. A trent’anni devi essere laureato (questo di base), avere un lavoro fisso e ben pagato, pensare o magari avere casa, matrimonio e figli annessi. Questo è il copione che ci è stato detto di rispettare e invece si rimane intrappolati tra aspettative irreali, precarietà e un immenso disordine e spesso siamo costretti a dire “scusa”. Perché ci hanno dato il copione ma non gli strumenti per rimanere dentro i margini. E invece da quei margini senti di uscire già nel momento in cui finiscono i festeggiamenti della laurea e levi la corona e ti domandi: da domani cosa faccio? Entri ufficialmente nel mondo dei disoccupati, ma cerchi di non demordere perché hai il tuo piano e i tuoi sogni da realizzare e ciò che devi fare e correre più veloce che puoi perché sembra che tempo non ci sia. Non puoi fermarti. Si susseguono colloqui su colloqui dove il plot è quasi sempre lo stesso. Dall’annuncio sempre il lavoro giusto, ti presenti carico di energie ed entusiasmo, ti elencano le meraviglie e le opportunità dell’impiego dei due sogni e poi arriva la nota dolente: “nessun contributo versato, nessun giorno di ferie, nessun permesso per malattia. Full time dal lunedì al venerdì. Disponibilità per alcuni sabati al mese”. E così si porta avanti la ricerca, Linkedin diventa l’app più usata sul cellulare, cerchi la foto adatta in tailleur e con le braccia conserte. Fino a cambiare il filtro per la ricerca: va bene qualsiasi lavoro, purché sia pagato. E allora si diventa la ragazza-cancello, si accettano innumerevoli lavori occasionali per racimolare qualche soldo in attesa di un futuro migliore.
Queste pagine diventano una raccolta di racconti di riunioni aziendali, di spaccati di vita d’ufficio tra infinite ore sottopagate e battute sessiste alla neoassunta di turno, una fotografia autentica e sincera in cui ognuno può rivedersi. Ci si rivede nei “lavoretti” fatti pur di sopravvivere e nella sensazione che si vive. Si diventa tutto fuorché ciò che abbiamo sempre sognato. Si diventa hostess, commessi, promoter, addetti al volantinaggio. Si diventa maschera, si sorride nascondendo la propria storia, che spesso non è allegra. Agnese riporta in queste pagine tutto il nervoso e le ansie intervallando racconti a versi di poesie, creando un “disordine” stilistico e di generi che allo stesso tempo mettono in ordine e in chiaro ciò che ognuno di noi vive o ha vissuto. Sperando che un po’ di meritocrazia possa rendere un giorno veri quei sorrisi.






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