La burrasca Vannacci era positiva per il partito in entrata: questa figura sbucata all’improvviso con un libro tra i più venduti e discussi, Il Mondo al contrario, ha mostrato agli elettori italiani di centrodestra una novità e, soprattutto, trasmesso un messaggio: non esiste più la gavetta politica né l’esperienza nei partiti, poiché anche un outsider (in questo caso ben corazzato) può infilarsi nei partiti che hanno necessità di consensi, in un mutuo scambio tra consenso, ascesa, potere.
Il tradimento di Vannacci
Parole come onore, disciplina, promesse, valori. Parole che hanno riempito i discorsi politici del generale e che si sono sgonfiate come un palloncino quando, dopo aver smentito più volte la volontà di creare un partito, hanno ceduto il posto al reale ruolo del generale nella Lega: un ruolo di passaggio. Dal centrodestra le condanne sono numerose, sia per la questione del logo che ha infastidito Giubilei e Nazione Futura (dato che il neo partito di Vannacci si chiama Futuro Nazionale), sia perché adesso hanno un nuovo avversario. O con lui o contro di lui. Una scelta tra il consenso e i valori, dove il consenso può essere altalenante, mentre in gioco – come descriveva anche Avvenire – c’è la rottura del bipolarismo e il crollo di comuni valori democratici tra centrodestra e centrosinistra che rischiano di andare in tracollo.
Salvini, l’art. 67 della Costituzione e il “cambio di casacca”
Se proprio dobbiamo dirla tutta, l’uscita del generale dalla Lega non è la prima né l’ultima. Molti parlamentari cambiano partito, tra giochi di potere e promesse non rispettate. Un fenomeno tutto all’italiana che, però, con il generale Vannacci viene maggiormente posto sotto i riflettori. Stupisce che Salvini, principale responsabile dell’ascesa di Vannacci, si accorga solo adesso di questo fenomeno. Protagonista di questa questione è l’art. 67 della Costituzione, che afferma che “ogni membro del parlamento rappresenta la nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. Matteo Salvini vuole modificarlo (tanto per cambiare la Costituzione ogni minuto), includendo il vincolo di mandato. Ottimo, se servisse davvero a fare pulizia, ma per tutti i partiti. Includere il vincolo di mandato, però, dovrebbe fare pulizia tra tutti gli esponenti politici che prendono in giro i propri elettori, facendosi eleggere per poi cambiare partito.
Vannacci ha ricalcato questa tesi, citando anche degli esempi: “No, non mi dimetto da europarlamentare. I voti sono miei. E chissà perché questa zelante richiesta nei miei confronti non è stata fatta nei confronti dei parlamentari Minardo, Bellomo, Pierro e Bergamini che, solo negli ultimi 12 mesi, hanno lasciato la Lega approdando in altri partiti? L’ho detto da subito, è una questione di valori, principi, ideali e, soprattutto, di coerenza”.
Insomma, sappiamo che il generale ha utilizzato la Lega come un partito di passaggio. Capiremo se e come supererà la soglia di sbarramento (dai sondaggi per ora sembra di si) e se, in condizioni elettorali poco favorevoli, possa nuovamente tornare indietro o accodarsi a qualche partito. O la Lega era troppo per lui, o lui troppo per lo storico partito.







