Verba manent: Befana e potere 

Non è una battuta, o satira e non è neppure una caduta di stile occasionale. È una concezione del potere, quella del sindaco di Trieste, Roberto Di Piazza, che ritrae la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein vestita da Befana, accompagnato da un ironico “tanti auguri Befana”. 

È un messaggio politico preciso. Volgare nella forma e regressivo nella sostanza. E coerente, purtroppo, con un precedente altrettanto grave: “Non mi sono mai fatto comandare da una donna, tantomeno da te”, rivolto a una consigliera comunale.

Qui non siamo di fronte a uno scontro tra avversari politici, ma a una riduzione dell’avversaria a caricatura. È la politica che smette di confrontarsi sulle idee e torna a colpire sull’identità. E se questo avviene dalla carica di sindaco, il problema non è solo chi parla, ma ciò che legittima.

Trieste non è un comune qualunque: città di confine, di cultura mitteleuropea, di stratificazioni storiche e intellettuali profonde. Una città che ha fatto della pluralità e del confronto la propria cifra. Vederla rappresentata da un sindaco che usa il dileggio sessista come strumento comunicativo è un corto circuito istituzionale prima ancora che morale. Ciò poiché un sindaco non parla mai solo a titolo personale. Ogni parola contribuisce a definire lo standard del discorso pubblico. Laddove lo standard diventa lo sberleffo misogino, il messaggio è chiaro: il potere si esercita anche umiliando.

La domanda, allora, non riguarda solo Di Piazza. Interroghiamo anche Forza Italia. È possibile continuare a invocare moderazione, europeismo, rispetto delle istituzioni, e poi voltarsi dall’altra parte quando uno dei propri amministratori più visibili normalizza un linguaggio che sa di anni Cinquanta? Il silenzio, in questi casi, non è neutralità. 

Non si tratta di chiedere abiure rituali o dimissioni automatiche, bensì tratta di stabilire un confine. Dire che no, non tutto è consentito. E che l’insulto sessista non è folklore; il ruolo istituzionale impone un livello minimo di responsabilità. chi lo viola deve risponderne politicamente.

Altrimenti resta una sola verità, amara ma limpida: non è solo un sindaco a pensare certe cose. È un sistema che le tollera.

1 commento

  1. Caro Domenico, qualche mese fa pubblicai proprio su Lanterna un breve pezzo sull’imbarbarimento del linguaggio politico (riferito alla forma, per non dire della sostanza). L’episodio triestino che tu hai giustamente stigmatizzato è un’ennesima prova di tale imbarbarimento. E lo dico nonostante la mia estrema lontananza dalle posizioni dell’On. Elly Schlein.

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