È la settimana di Atreju, quest’anno a detta degli organizzatori “l’edizione più lunga di sempre”. Ospiti trasversali e internazionali, tra i quali spicca in particolare Abu Mazen, presidente della Palestina dal 2005 e leader dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) e dell’ANP (Autorità Nazionale Palestinese). È un ospite inusuale per la Convention, ma anche per Fratelli d’Italia e per la stessa premier. Se è vero che la libertà non ha colore, e appropriarsi politicamente di battaglie umanitarie e di buon senso è tanto diffuso quanto meschino, non fa mistero che destra e Palestina, nell’opinione pubblica italiana, non siano molto convergenti.
Il 12 dicembre, invece, Abu Mazen sarà ricevuto a Palazzo Chigi dalla Meloni per discutere di quello che sta accadendo in Palestina, anche a seguito della pace americana, a detta di chi ne sa più sulla carta che reale. Ma ci fa riflettere l’avvicinamento della leader di Fratelli d’Italia alla Palestina. Sia chiaro: non discutiamo della democraticità di Giorgia Meloni, le cui doti abbiamo spesso messo in luce. È invece curioso l’avvicinamento di due mondi di cultura politica opposti. Innanzitutto perché tradizionalmente la destra si è sempre identificata con Israele: uno Stato forte, militarmente potente e simbolo di ordine e sicurezza, valori cari ai movimenti nazionalisti e conservatori. E laddove la destra tende a identificare il sostegno alla Palestina col mondo islamico, preferisce Israele poiché guarda all’islamismo come una minaccia alla sicurezza nazionale e culturale.
Diciamocelo: la questione palestinese per la destra italiana non è solo geopolitica, ma anche culturale e simbolica. Palestina è instabilità e Israele modernità e ordine. E siccome in politica ciò che si porta avanti e si comunica è una testimonianza agli elettori, meglio identificarsi con chi è forte rispetto a chi è politicamente squilibrato – nel senso che manca di equilibrio dal punto di vista territoriale e governativo.
Siamo forse vicini al riconoscimento dello Stato di Palestina? Come abbiamo già scritto su queste colonne tempo fa, sarebbe una mossa ideologica ma priva di fondamenta concrete. Non è l’Europa, con l’Italia in aggiunta, che riconosce lo Stato di Palestina a intimorire i terroristi di Hamas e a farli desistere dalle atrocità e dall’occupazione. Ma se Giorgia Meloni volesse farsi carico di un battaglia più profonda, per ridare autorevolezza all’UE ormai sepolta nelle sue macerie, e intestarsi la battaglia di una soluzione concreta alle ostilità, allora questo sarebbe già un buon inizio.



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