Verba manent: giustizia e politica 

Era prevedibile, ma abbiamo aspettato almeno fino agli ultimi dieci giorni per poterlo decretare: la campagna referendaria – a nostro giudizio una delle più importanti degli ultimi anni – è diventata una campagna pro o contro il governo, anziché nello specifico dei temi. Da queste colonne non trapeleranno idee, anche se il tono degli interventi, da anni, non è di cronaca ma di opinione; tuttavia, il tema è particolarmente delicato. 

Se tra i mille problemi del nostro Paese dovessimo annoverarne uno, da mettere in prima linea, diremmo quello della giustizia. Che è lenta nei processi, al punto da essere quasi sempre anti-costituzionale, ma questo non importa a nessuno, ambigua nelle scelte, politica in alcune decisioni, correntizia in seno ai gruppi. La vorrebbero più politica, per gestirla in maggioranza; la vorrebbero scevra da meccanismi intra partes (laddove dovrebbe essere super partes): ciascuno sostiene le proprie motivazioni. Il tema che ci preme sottolineare è la comicità dei dibattiti, la personalizzazione dei temi, l’egocentrismo dei soggetti. Il Procuratore Gratteri è stato front-man del protagonismo a favor di “no”, da ultimo il suo fraintendibile messaggio al quotidiano Il Foglio, liquidato con un “Faremo i conti” e “Tireremo una rete” dopo il referendum. Così come l’impegno in prima linea della premier Meloni, rappresentante universale dei cittadini italiani, non solo di coloro che l’hanno votata e crederanno di votarla, scegliendo “sì” nell’urna. 

Siamo riusciti a colorare anche questo. Che viene prima di tutti gli altri problemi: della sanità, dei trasporti, delle infrastrutture. E ciò poiché questi sono agevolmente risolvibili – già sentiamo qualcuno che ridacchia sull’avverbio. Ma lo rivendichiamo: siamo convinti che in politica volere sia potere. E una manovra specifica che sia del tutto priva di favoritismi, interessi e preferenze, con il sano supporto di una opposizione costruttiva, possa risolvere finanche i disagi sopraccitati. Ma la giustizia no. E ciò in virtù di un radicamento atavico nel sistema Paese, e prima ancora, in Grecia, nel sistema polis – città. L’amministrazione della giustizia è il potere dei poteri: incide sulla libertà, e dunque si presuppone agli altri due, esecutivo e legislativo, che operano in conseguenza di essa. 


Stavolta si vuole invertire tale consecutio: prima il legislativo, signori. E con il coinvolgimento popolare, si vuole stabilire chi potrà fare cosa, e perché. Ci appelliamo al buon senso dei nostri lettori: votate, ma non per preferenza politica. 

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