Verba manent: il governo del cambiamento è cambiato

Il governo del cambiamento, anziché cambiare, è cambiato. Tante promesse svanite e poche certezze, una particolarmente consolidata: Giuseppe Conte potrà raccontare, in futuro, di aver rappresentato l’Italia fra gli italiani e fra gli esteri, ma non potrà affermare di aver avuto l’importanza che il suo ruolo meritava.

Il professore è stato proposto dai bulli e qualche giorno fasi è lamentato del bullismo, di fronte ai giornalisti. È andato con lo zoppo ma non ha imparato a zoppicare, semplicemente non si è mai mosso.
Non neghiamo le sue capacità e la sua integrità di uomo colto e accademico, tuttavia la sua cultura è stata divorata dalla superbia dei suoi colleghi. In un passato lontano dai noi solo cronologicamente, l’imperatore Marco Aurelio affermava che la superbia insuperbita dall’umiltà è di gran lunga la peggiore. Vale a dire che la natura dell’uomo, in tal caso politico, deve essere autentica, nel rispetto delle istituzioni alle quali egli è preposto. Ricordare di essere “l’ultimo tra gli ultimi”, “il semplice fra i semplici” giova all’immagine popolare, ma non alla credibilità colta.
Infine, pochi giorni fa ricorreva l’anniversario della morte di un rivoluzionario vero, che nulla aveva a che fare con la superbia, coi bulli o con la politica salottiera, il quale profetizzava così: “[…] partono tutti incendiari e fieri ma quando arrivano sono tutti pompieri”.

In fin dei conti, Marco Aurelio e Rino Gaetano sono comunque un accostamento migliore rispetto a Lega e Movimento 5 Stelle insieme al governo del nostro Paese.

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