Verba manent: l’amico vero e il garantismo ritrovato

Ci sono frasi destinate a invecchiare male. A maggior ragione quando il significato si ribalta a proprio sfavore, a costo della vita. “Lavitola è un amico”. Anzi, un “amico vero”.

Lo dice Sigfrido Ranucci dopo aver appreso che la Procura di Roma considera Valter Lavitola il presunto mandante dell’attentato dinamitardo contro la sua abitazione. E aggiunge di essere convinto che l’amico non avrebbe mai voluto fare del male né a lui né alla sua famiglia, arrivando perfino a ipotizzare che quella bomba fosse un messaggio destinato ad altri, passato attraverso di lui.  Domanda inevitabile: amico vero, di cosa?

Possiamo considerare un amico sincero colui che viene ritenuto dalla Procura presunto mandante di un attentato ai propri danni?

Peraltro oggi Ranucci si scopre garantista. Ritrova, ma soprattutto applica, un principio costituzionale consolidato, ossia la presunzione di innocenza. Per molti altri, spesso dalle idee politiche opposte, il garantismo è stato un optional; per l’amico, sembrerebbe di no. 

Infatti, per anni il garantismo è stato guardato con sospetto da una parte del giornalismo militante. Bastava un avviso di garanzia perché si chiedessero dimissioni immediate, si costruissero processi mediatici e si trasformasse un’indagine in una sentenza morale. Poi, improvvisamente, il garantismo diventa una virtù.

E così scopriamo che un indagato potrebbe essere innocente, o che le accuse vanno dimostrate. Che persino una contestazione gravissima merita prudenza. Magnifico, signori, benvenuti nello stato di diritto.

Badate bene e fate attenzione, perché il garantismo à la carte non è garantismo: è solidarietà selettiva. Solidali con chi, in passato, avrebbe perfino tramato scenari politici che vedevano proprio Ranucci protagonista di un possibile nuovo equilibrio nel centrosinistra. Sono indiscrezioni tutte da verificare, prive di conferme ufficiali, e come tali vanno trattate. Ma bastano a rendere ancora più inevitabile una domanda: quanto era profondo quel rapporto che oggi viene definito di “vera amicizia”?

Le indagini faranno il loro corso e stabiliranno se l’ipotesi accusatoria reggerà oppure no. È giusto che sia così. Ma una certezza già c’è, e noi l’abbiamo sollevato molte volte tra queste colonne: il garantismo è una cosa seria. Talmente seria che sarebbe stato bello scoprirlo anche quando riguardava gli altri.

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