Tra l’imbarazzo e lo sgomento, il caso Crosetto ha fatto breccia nell’irreprensibilità degli uomini di ferro di Giorgia, coloro che per storia ed etica si sono ben differenziati dai Pozzolo & company. C’è, o per alcuni c’era, uno zoccolo duro nell’enclave della premier formato da pochi fedelissimi, tra i quali figura in prima linea il Ministro della Difesa. Finché non è scoppiato il caso Dubai: dichiarazioni discordanti, tra viaggio privato, ferie, impegni di lavoro, recupero famiglia, mancato avvertimento da parte delle intelligence alleate, od ostinazione a partire nonostante gli avvisi, pagamento del volo militare a spese proprie. Il punto non è partitico, ma puramente politico.
In primo luogo, se davvero all’Italia non è pervenuto un avvertimento circa l’attacco congiunto da parte di USA e Israele all’Iran, con conseguente, quasi scontata, reazione verso tutti gli Stati ospitanti basi statunitensi nel Golfo, è un problema serio. Perché i millantati rapporti di amicizia Meloni – Trump, in tal caso, sarebbero soltanto confinati alle questioni più superficiali. Sugli affari di rilevanza globale, l’Italia sarebbe all’oscuro; vogliamo sperare di no.
Ma se fosse come speriamo, un no, allora cos’è accaduto? Fatichiamo a credere che un uomo avveduto come il Ministro Crosetto, consapevole di un attacco agli Emirati Arabi Uniti, possa avere deciso comunque di partire, incurante sia del pericolo per sé sia della reputazione che l’Italia, com’è accaduto, potesse perdere. Agli occhi degli alleati e del mondo, abbiamo fatto una figura maleodorante. I tempi difficili che stiamo vivendo non giustificano leggerezze del genere, piuttosto le amplificano. E il fatto che Crosetto sia stato costretto a precisare pubblicamente che il volo eccezionale di rientro, quando lo spazio aereo era ancora chiuso, sia stato pagato di tasca propria, evidenzia la figuraccia commessa pubblicamente, della quale anch’egli è consapevole.
Sarebbe altrettanto sbagliato, tuttavia, soffermarsi per giorni sul caso; lo faranno i giornali oppositori del governo Meloni. Noi, che siamo sempre stati plurali, vogliamo guardare avanti e credere che un’opportunità di riscatto per il Ministro e per l’Italia c’è. Ed è quella di condannare il regime iraniano, senza l’illusione favolesca che con la morte di Khamenei torni la democrazia, ma anche l’arbitrarietà di USA e Israele, auto-proclamatisi al di sopra del diritto internazionale, di muovere guerra deliberatamente. Sarebbe opportuno parlare, chiaramente, in tal senso, sostenendo che l’Italia ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie – è scritto in Costituzione – e che, in quanto membro UE e Nato, collabora per soluzioni diplomatiche alternative.
Continuare a spruzzare profumo sugli alleati, anche quando si pensano governatori del globo, non è comportarsi da alleato, ma da vassallo.

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