Verba manent: potete pure tornare nel bosco dove non si leggono libri

Si chiama “Più libri più liberi”, e un motivo ci sarà pure. Pluralismo e libertà nel rispetto delle idee, il mantra della democrazia e anche della cultura, almeno in teoria. Lo insegna perfino il mercato, azzardando un paragone: dove prolifera la competizione, migliora l’offerta. È comunque un principio assodato, quello della diversità di opinioni; viviamo in una democrazia parlamentare, nata da un consesso di anime molto diverse, ma unite da un intento, quello di migliorare il Paese. Che cosa abbiamo imparato da lì, proprio noi – popolo – che spesso rimpiangiamo quel vecchio modo di fare politica?

C’è una casa editrice, “Passaggio al bosco”, d’ispirazione estremista e tendenzialmente neo-fascista (a giudicare dai titoli dei libri pubblicati), che è stata regolarmente ammessa alla Fiera pur tuttavia duramente contestata. Ospiti autorevoli hanno disertato, attivisti hanno coperto con teli rossi gli stand che esponevano i testi editi dalla casa; si è discusso molto della partecipazione e della presenza. Noi, dal canto nostro, non saremo ridondanti e non faremo cronaca. Resteremo invece fedeli alla linea che da anni ci contraddistingue: quella della libertà, larga e aperta, di chi crede che il confronto, persino quello più duro, sia meglio di qualcuno che alza il dito e dice “tu no”. Escludere una casa editrice è schiaffeggiare la cultura che si vuole difendere, colpendola nelle viscere, intaccandone il cuore: l’inclusività. È il vizio di rendere il sistema democratico tale per come piace a qualcuno, l’ostinazione di vestire i panni del giudice, o del Legislatore, e decidere arbitrariamente chi sì e chi no. La legge Scelba, che porta il nome di un vecchio democristiano, introdusse il reato di apologia del fascismo; c’è l’apologia del terrorismo, come anche la legge Mancino, che punisce la propaganda di idee fondate sulla discriminazione razziale, etnica o religiosa, e le manifestazioni di odio anche ispirate al nazifascismo. 

Diciamolo agli sfascisti contemporanei: l’ordine democratico è al sicuro. E lo è perché in passato qualcuno decise che era meglio studiare, pensare, confrontarsi e discutere, per poi promulgare leggi a tutela del sistema, anziché escludere e arrogarsi il diritto di decidere chi può fare e chi non può fare. Se “Passaggio al bosco” vuole passarci nel suo affezionato bosco, che lo faccia pure. Se invece decide di uscirvi, entrare nelle città e diffondere idee stantie e fuori dal tempo, state pur sereni che ci sarà qualcuno pronto a riportarli tra gli alberi. 

Ma voi, che censurate, potete anche tornare nel bosco: quello dove non si leggono libri. 

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