Verba manent: quando muore l’umanità prima delle persone

Esiste un confine che separa il dissenso dalla disumanità. I tempi che viviamo ci offrono uno spettacolo spesso indegno, e i social media amplificano lo show. 

La vicenda che ha colpito la ministra Eugenia Roccella lo dimostra con una crudezza difficile da ignorare. Mentre il marito, Luigi Cavallari, risultava disperso nelle acque del lago di Vico dopo un probabile malore durante un bagno, sui social non sono arrivati soltanto messaggi di vicinanza. Piuttosto insulti, sarcasmo, auguri di morte, battute ciniche, perfino la soddisfazione per il dolore di una famiglia.

Non importa cosa si pensi delle posizioni della ministra sull’aborto o sulla famiglia. Le idee di possono contestare con forza, combattere politicamente e ritenere profondamente sbagliate. In queste colonne non abbiamo mai sposato visioni della società che andassero indietro, anziché avanti col progredire dei tempi e dei costumi. 

Ma quando la sofferenza di una persona diventa occasione per esultare, la politica passa in secondo piano. E meschinamente si usa questa per sputare fuori odio immotivato.

Da tempo infatti assistiamo a un fenomeno pericoloso: chi la pensa diversamente smette di essere un avversario e diventa un nemico. E il nemico, nella logica dell’odio, non merita rispetto, spesso si combatte perfino ad armi impari. 

Non dobbiamo difendere Eugenia Roccella, la quale in questa situazione nulla c’entra. Dobbiamo invece difendere un principio. Se accettiamo che una persona possa essere insultata mentre vive uno dei momenti più drammatici della propria vita soltanto perché rappresenta idee che non condividiamo, allora abbiamo già perso qualcosa di molto più importante di una battaglia politica. Ossia il senso del limite, che invece la politica come arte dovrebbe insegnare ed esemplificare. 

La democrazia vive del conflitto, che è libertà di critica, non dell’odio. Una società matura non si riconosce da quanto è feroce con chi detesta, ma da quanto riesce a rispettarne la dignità anche nel momento della sofferenza. 

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