Verba manent: quel dio calcistico che tanto piace agli italiani

Il calcio è quella forma di religione che gli italiani venerano senza se e senza ma. L’evoluzione delle tradizionali forme di confessione religiosa: dalla domenica, giorno di celebrazione, negli ultimi anni il calcio si è spalmato sugli altri giorni della settimana per coprire costi e aumentare engagement mediatico. L’italiano medio venera il pallone e diventa calcio-patico: quando si vince, sta bene, quando si perde, sta male. Da 12 anni, la nazionale lo fa stare malissimo. 

Dietro a questo decennio di sconfitte non c’è solo una squadra dal talento mediocre, perché se il sistema funziona ai vertici, anche alla base si sviluppa un vivaio di promesse future. La gestione direttiva della Federazione è assai discutibile e non fa altro che peggiorare la situazione: anziché assumersi responsabilità, nel post partita di martedì il presidente Gravina ha addirittura sostenuto che il calcio è uno sport professionistico, mentre tutti gli altri sport in Italian sono roba da dilettanti. 

Quindi il tennis della Coppa Davis e di Sinner che valore hanno? Gli ori nell’atletica sono gare di paese? I successi nel nuoto sarebbero performance da stabilimento balneare romagnolo? Abbiate pazienza, suvvia. Ammettiamo che l’italiano è biecamente fedele a quella religione, ignorando tutte le altre. E non perché “non avrai altro dio al di fuori di me”, ma poiché c’è un sistema mediatico e territoriale che premia uno sport escludendo gli altri. 

È lo sport più pagato in Italia, sia come sponsor, che come diritti televisivi e ovviamente come stipendi. Il monte ingaggi complessivo supera il miliardo di euro. Non vogliamo certamente criticare un circuito economico consolidato, anche se una diversificazione dei fondi farebbe bene a tutto il mondo dello sport italiano, finanziando territori e strutture in tutto il Paese. Vogliamo però evidenziare come spesso giovani strapagati perdano motivazione e grinta davanti a una sfida, perché tanto quei milioni a fine anno arrivano lo stesso. E pensiamo che ci sono atleti professionisti, in altri sport, spesso perfino più duri, che devono fare un doppio lavoro per campare.

Dunque, cari italiani, pregate pure il dio che preferite. Ma quando vi accorgete che si adagia troppo sulle vostre preghiere, guardate altrove. Lo ritroverete cambiato in meglio, e vi sarete appassionati anche ad altro. 

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