Verba manent: regionali, cambiano gli equilibri ma non gli schieramenti 

Se ogni disputa politica è giusto riassumerla con l’esempio abusatissimo degli scacchi, dopo l’ultima tornata elettorale potremmo dire che non è cambiato nulla, fuorché gli equilibri interni a partiti e coalizioni. Nessun re sotto scacco, checché se ne dica. Citano la Meloni come colei che è stata sconfitta: verità parziale. Non ha dominato la partita, ma ciò che era rosso è rimasto rosso e ciò che era leghista è rimasto leghista. Due a uno prima e dopo. 

Indossando la lente degli analisti da editoriale in blasonata prima pagina, potremmo aggiungere che i 5 Stelle hanno brillato di luce riflessa, quella di Roberto Fico, uno dei pochi a essere rimasto intelligentemente fuori dai battibecchi post governi Conte, battaglia con Grillo e chi vuole ricapitoli pure la parabola discendente dei grillini negli ultimi anni. Lui ha preferito starsene in disparte, la fedeltà e la riservatezza hanno premiato. Oggi, malgrado l’ombra di De Luca, governa la Campania. Dal fronte PD, Decaro siede sul trono della Puglia, quasi come un re (se volessimo ripercorrere la storia, ricorderemmo come la Puglia – le Puglie – fu sotto al Regno di Napoli; presagio del cambio di leadership dentro al campo largo?). Ma anche qui parliamo di una regione che rossa era e rossa è rimasta. In Veneto, all’opposto, lo stesso. Con la differenza che Zaia diventa recordman di preferenze, ma non spaventa Salvini perché questo traguardo lo identifica sempre più come amministratore di territorio e meno leader nazionale. 

Perciò, pur capendo la necessità di riempire le pagine dei giornali che devono andare in stampa, non vediamo il motivo per cui queste elezioni debbano essere ritenute straordinariamente interessanti. La politica è ciclica, stavolta la Meloni prende meno voti di altre volte, ma la leadership è fuori discussione. La sinistra sta pensando come unire il campo largo, ma anche questa non è una novità. Renzi pensa a una Casa Riformista, l’ennesimo centro il cui scudetto è difeso ad honorem dalla fu Democrazia Cristiana; dopo di lei, solo personaggi in cerca d’autore. 

Non è cambiato niente, ma come al solito si vuole far credere che sia cambiato tutto. 

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