L’alta moda romana ricordata in un libro di Giampiero Castellotti

L’alta moda romana della sartoria ha fatto scuola nel mondo. Infinito l’elenco dei nomi che hanno oltrepassato i confini nazionali. Negli anni Venti i primordi di numerosi protagonisti. La famiglia Caraceni, ad esempio, origini abruzzesi ma adozione pienamente romana, dal capostipite Tommaso, classe 1880, ai tre figli sarti di successo, Augusto, Domenico e Galliano. O Nicola Zecca, sartoria in via Ludovisi 46, fornitore della Real Casa e rapporti costanti con Parigi. Del 1920 è la fondazione della sartoria di Giovanni Montorsi, primo atelier in piazza di Pietra, poi via Condotti 65 e via Sistina. Sarto di fiducia di Umberto di Savoia e di numerosi esponenti del fascismo, dopo la sua morte, l’attività è passata alle figlie Adriana e Donatella, che l’hanno chiusa alla fine degli anni Settanta.

Altro importante nome è quello di Fausto Sarli (1927-2010), che ha disegnato abiti, tra le altre, per Lucia Bosè e Mina, uno dei primi “conquistatori” dell’Oriente.

Originarie del parmense, ma romane d’adozione, le sorelle Zoe, Micol e Giovanna Fontana sono diventate celebri nel 1949 realizzando l’abito di nozze di Linda Christian. Da allora hanno incarnato un riferimento del jet-set internazionale.

Due miti romani hanno segnato la moda parigina. Una è Elsa Schiaparelli, nata a Roma nel 1890 e scomparsa a Parigi nel 1973, insieme a Coco Chanel considerata una delle figure più influenti della moda d’inizio Novecento. Negli anni Trenta lavoravano per lei oltre 400 sarte. È stata l’ideatrice di una tonalità cromatica particolare, il rosa shocking. L’altro è Giuseppe Cifonelli: con il figlio Arturo, che nel 1912 aveva aperto un atelier in via Quintino Sella a Roma, si trasferì a Parigi negli anni Venti, dando vita a quella Maison Cifonelli, tramandata di generazione in generazione, riferimento internazionale con clienti quali Josephine Baker, Marlene Dietrich e il playboy internazionale Porfirio Rubirosa.

A Roma ha sede anche la prestigiosa Accademia nazionale dei sartori, rilanciata nel 1947 dal sarto Amilcare Minnucci, nato ad Alatri (Frosinone) nel 1885, a capo della sartoria Grassi di via del Corso appena ventenne e scomparso nel 1969 dopo una vita ai vertici della professione.

Nella Capitale, molti sarti hanno avuto la consacrazione alla corte di Valentino. Tra questi Pierpaolo Piccioli e Maria Grazia Chiuri, provenienti da Fendi, diventati direttori creativi della maison dello stilista di Voghera. La Chiari, dopo 17 anni da Valentino, è diventata la prima donna direttore artistico di Dior ed ha ricevuto la Legion d’onore nel 2019, ricevuta tredici anni prima dallo stesso Valentino.

Alla corte di Valentino s’è formato anche Sebastiano Di Rienzo, nato a Capracotta, paese molisano da dove sono partiti un migliaio di sarti per Roma e romano d’adozione. Per anni presidente della prestigiosa Accademia dei sartori, ricorda i congressi mondiali della sartoria a cui ha partecipato dagli anni Settanta ad oggi in un libro-intervista con il giornalista Giampiero Castellotti (“Sebastiano Di Rienzo, maestro del fashion internazionale”, De Luca editori d’arte). Di Rienzo, tra i sarti più noti in Cina, dove è stato nominato preside onorario presso l’università di Xi-An, attraverso il suo racconto ha voluto ricordare anche i tanti sarti romani e laziali in genere – ad esempio Fabio del Giovine di Viterbo, da lui premiato a Taiwan – che hanno dato un contributo rilevante a questa epopea.

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