Dalle star internazionali ai grandi protagonisti del cinema italiano, dai premi alle interviste esclusive: il racconto della 21ª Festa del Cinema di Roma, tra emozioni, incontri e storie
Dal 13 al 25 ottobre 2026, Roma è tornata a essere una grande capitale del cinema. La ventunesima edizione della Festa del Cinema di Roma ha animato l’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone e le altre sedi della manifestazione, trasformando la città in un palcoscenico di anteprime, incontri con gli autori, red carpet e celebrazioni dedicate alla settima arte.
Tredici giorni di proiezioni ed eventi, con 194 film e 527 proiezioni, che hanno registrato complessivamente 119.788 presenze. Numeri importanti, dietro ai quali si intrecciano storie, emozioni e incontri capaci di rendere ogni festival un’esperienza unica. Anche quest’anno, la Festa ha saputo far dialogare il cinema internazionale con quello italiano, le nuove generazioni con i grandi interpreti e le produzioni contemporanee con la memoria di un patrimonio artistico senza tempo.
L’apertura ha puntato i riflettori su Il rumore delle cose nuove di Paolo Genovese, dando spazio a un cinema attento alle relazioni umane e alle fragilità della contemporaneità. Sul red carpet inaugurale non sono mancati volti amatissimi dal pubblico italiano: oltre a Carlo Verdone, hanno sfilato Christian De Sica e la moglie Silvia Verdone, protagonisti di un incontro che ha unito cinema, spettacolo e storia familiare.
Tra gli appuntamenti delle prime giornate ha spiccato “Je so’ pazzo” di Nicola Prosatore, omaggio a Pino Daniele e alla sua straordinaria eredità musicale. La presenza di Luca Chikovani, interprete del percussionista Tony Esposito, e dello stesso Esposito ha reso la presentazione particolarmente emozionante, sottolineando il legame profondo tra musica, cinema e memoria.
Anche l’immagine ufficiale della Festa ha reso omaggio alla grande tradizione italiana, richiamando il volto iconico di Monica Vitti e capolavori come L’avventura di Michelangelo Antonioni. Un tributo che ha ricordato quanto il cinema del passato continui a ispirare le nuove generazioni e a conservare intatta la propria capacità di emozionare.
Tra i momenti più significativi dell’edizione spicca il conferimento del Premio alla Carriera a Javier Bardem, consegnato dal regista premio Oscar Paolo Sorrentino. Un incontro tra due personalità di primo piano del cinema contemporaneo, simbolo del dialogo tra interpreti e autori che attraversa la storia della settima arte.
Anche Julianne Moore ha ricevuto il Premio alla Carriera, rafforzando il respiro internazionale della manifestazione. Tra gli altri ospiti figurano Jenna Ortega, arrivata a Roma per Klara and the Sun di Taika Waititi, e Paul Bettany, protagonista della presentazione di VisionQuest. Grande attenzione ha suscitato anche la presentazione della seconda stagione di All’s Fair, con Naomi Watts, Sarah Paulson, Niecy Nash-Betts e Glenn Close.
Il red carpet ha accolto inoltre Deva Cassel e numerosi interpreti italiani, confermandosi uno degli spazi più vivaci della Festa, dove il fascino delle star incontra la curiosità del pubblico e l’interesse per le nuove produzioni.
Tra i titoli più attesi ha figurato Cambiare l’acqua ai fiori, adattamento cinematografico del bestseller di Valérie Perrin affidato a Jean-Pierre Jeunet, il regista conosciuto in tutto il mondo per Il favoloso mondo di Amélie. Il passaggio dalla pagina allo schermo ha riportato l’attenzione sul dialogo tra letteratura e cinema e sulla capacità delle immagini di dare nuova vita a storie intime e universali.
Grande interesse ha suscitato anche Giorni felici di Susanna Nicchiarelli, tratto dall’omonima graphic novel della fumettista ZUZU, pubblicata da Coconino Press. Sul red carpet sono arrivati i protagonisti Riccardo Scamarcio e la bravissima Carlotta Gamba, interpreti di un progetto che intreccia cinema e fumetto, esplorando le inquietudini e le trasformazioni personali dei suoi personaggi. La loro presenza ha contribuito ad accendere i riflettori su un’opera che testimonia la vitalità del cinema italiano contemporaneo e la sua capacità di confrontarsi con linguaggi narrativi differenti.
Tra i momenti più importanti la presentazione di La sera a Roma di Enrico Vanzina, film tratto dal suo omonimo romanzo e ambientato in una Capitale elegante e decadente, attraversata da segreti, relazioni complicate e atmosfere noir.
La pellicola si ispira liberamente a due grandi riferimenti della tradizione cinematografica italiana: La dolce vita di Federico Fellini e La signora della domenica di Luigi Comencini. Due opere diverse, ma accomunate da uno sguardo particolare sulla società, sui suoi ambienti e sulle contraddizioni dei rapporti umani, suggestioni che ritornano nelle atmosfere del film di Vanzina.
In questa occasione ho avuto il piacere di intervistare il regista insieme a Lorenzo Sgobba di Cinema a Parte. Ai nostri microfoni, Vanzina ha raccontato di aver voluto realizzare soprattutto un film sulle fragilità umane, andando oltre la semplice rappresentazione della bellezza di Roma. La città diventa così molto più di uno sfondo: è una presenza viva, capace di riflettere le debolezze e le contraddizioni dei personaggi.
Il regista ha condiviso anche il suo legame personale con la Capitale, raccontando quanto continui a lasciarsi affascinare dai suoi scorci e dai suoi tramonti. Uno sguardo autentico, quello di un romano che, nonostante il passare degli anni, non ha perso la capacità di meravigliarsi davanti alla bellezza dei luoghi che attraversa ogni giorno.
La presentazione ha visto la partecipazione di un cast ricco di volti noti del cinema italiano. Accanto a Massimo Ghini e Carlo Buccirosso, hanno attirato l’attenzione Martina Stella e Rocío Muñoz Morales, insieme a Ricky Memphis, Nicoletta Romanoff, Luca Ward e agli altri interpreti della pellicola. Un gruppo di attori che ha contribuito a dare vita alla storia immaginata da Vanzina, portando sullo schermo le diverse sfumature di una Roma affascinante e misteriosa.
Subito dopo l’incontro con il regista, abbiamo avuto il piacere di intervistare anche Luca Ward, presente alla manifestazione per la presentazione del film. Due incontri preziosi, che ci hanno permesso di confrontarci direttamente con i protagonisti della pellicola e di raccogliere testimonianze sul loro lavoro.
Nelle giornate finali, l’attenzione internazionale si è concentrata anche su Riverrun, opera diretta da Philippe Parreno con Charlotte Gainsbourg, Zoe Saldaña e Vicky Krieps. La presenza di Gainsbourg, figlia di Jane Birkin e Serge Gainsbourg, ha aggiunto ulteriore fascino a un programma capace di alternare grandi nomi, proposte autoriali e nuove forme di sperimentazione.
Accanto alle anteprime e agli incontri con le star, la Festa ha dedicato uno spazio importante alla memoria cinematografica attraverso la sezione Storia del Cinema, con restauri, documentari e omaggi ai grandi protagonisti della settima arte. Tra i titoli proposti figurano Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore, L’eclisse di Michelangelo Antonioni e La battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo. Spazio anche ai documentari dedicati a personalità e percorsi artistici, tra cui Carlo Monni, come un grillo nell’uragano e Laura Betti, una disperata vitalità. Un percorso prezioso che ha ricordato come un festival non sia soltanto una passerella di star, ma anche un’occasione per custodire, riscoprire e tramandare il patrimonio cinematografico.
Il 24 ottobre sono stati annunciati i premi della ventunesima edizione. Il riconoscimento per il Miglior Film del Concorso Progressive Cinema è andato a I See Buildings Fall Like Lightning di Clio Barnard, mentre il Gran Premio della Giuria è stato assegnato a The Life and Deaths of Wilson Shedd di Tim Blake Nelson.
Tra i protagonisti del palmarès figurano anche Paolo Pierobon e Anthony Boyle, premiati ex aequo come Migliori attori, rispettivamente per Brianza e I See Buildings Fall Like Lightning. Il premio per la Miglior attrice è andato a Victoria Luengo per Sants, mentre Rafiki Fariala ha conquistato quello per la Miglior regia con Congo Boy.
La giuria ha inoltre premiato Abia Castillo, Diego Rabasa e Diego Luna per la sceneggiatura di Ceniza en la boca (Ashes). Il riconoscimento per la Miglior Opera Prima Poste Italiane è andato a Lisa Forslund per Clementine Orange, mentre Mahsa Karampour ha ricevuto il premio per il Miglior Documentario con Dans la gueule de l’ogre. Il Premio del Pubblico Terna è stato assegnato ex aequo a Congo Boy di Rafiki Fariala e Mustang di Kasia Smutniak.
Accanto ai riconoscimenti del concorso, la Festa ha celebrato personalità che hanno lasciato un segno importante nella storia del cinema. Oltre ai Premi alla Carriera assegnati a Javier Bardem e Julianne Moore, Tessa Ross ha ricevuto l’Industry Lifetime Achievement Award e Anthony Ippolito il Premio Progressive alla Carriera. Nicola Piovani è stato insignito del Banca Ifis Music Award, mentre il Premio Gillo Pontecorvo è andato a Emmanuel Marre per Notre salut.
La giornata conclusiva del 25 ottobre ha accompagnato il pubblico verso la fine della manifestazione con Un tranquillo funerale di famiglia di Massimiliano Bruno, commedia grottesca che affronta le dinamiche familiari e le contraddizioni dei rapporti umani.
Tra i volti più significativi della giornata anche Stefania Sandrelli, interprete fondamentale della storia del cinema italiano. Nel corso della sua lunga carriera ha preso parte a opere memorabili come Il conformista di Bernardo Bertolucci, C’eravamo tanto amati e La terrazza di Ettore Scola, fino a La chiave di Tinto Brass e alla più recente partecipazione a Parthenope di Paolo Sorrentino. La sua presenza ha rappresentato un omaggio a una carriera capace di attraversare epoche e generi differenti, lasciando un segno indelebile nell’immaginario collettivo.
Nella stessa giornata ha trovato spazio anche Ricordati ragazza, diretto da Claudia Gerini e dedicato alle madri costituenti, un’opera che richiama l’importanza della memoria civile e della storia dei diritti delle donne.
La ventunesima Festa del Cinema di Roma si chiude con il ricordo di tanti film, ospiti e incontri. Per me resta soprattutto l’esperienza vissuta sul campo, tra red carpet e interviste, con la possibilità di incontrare protagonisti come Enrico Vanzina e Luca Ward.
Al di là del glamour e dei premi, il cinema continua a raccontare le fragilità umane, custodire la memoria e regalare emozioni capaci di lasciare il segno. E Roma, con la sua bellezza senza tempo, si conferma ancora una volta la cornice ideale per celebrare la magia della settima arte.





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