Esistono luoghi che il pubblico non vede mai. Sono gli spazi della scrittura, ambienti privati dove prendono forma storie, poesie e visioni che, una volta pubblicate, diventano patrimonio dei lettori. Luoghi costruiti nel tempo, fatti di libri, oggetti, colori e materiali che raccontano, spesso inconsapevolmente, la personalità di chi li abita.
Da questa riflessione nasce “1 MQ di scrittura”, il progetto fotografico di Elena Muzzarelli, un lavoro in progress che da tre anni indaga il rapporto tra scrittura, spazio e identità. L’artista sceglie di realizzare ritratti che escludono il volto degli autori, concentrandosi invece sul luogo dove ogni giorno prende forma il loro processo creativo.

Ogni scrittrice e ogni scrittore possiedono infatti un proprio habitat, uno spazio in cui il gesto della scrittura diventa un rito quotidiano. Sono micromondi che custodiscono il tempo della creazione, fatto di attese, intuizioni, vuoti, entusiasmi, rabbia e gioia. Ambienti che finiscono per trasformarsi in un diario silenzioso, una traccia materiale della biografia di chi li vive.
Per ogni ritratto, Elena Muzzarelli contatta l’autore e gli chiede di indicare quello che considera il metro quadro più personale del proprio luogo di scrittura. È lì che l’artista entra in punta di piedi, osservando e fotografando dettagli, linee, colori, superfici e oggetti, senza alterare l’ambiente e lasciandosi guidare esclusivamente dallo spazio.
Il risultato è una composizione realizzata con 78 fotografie, raccolte in un collage che occupa un metro quadrato di superficie fotografica. Un’estetica della frammentazione e dell’accumulo che trasforma elementi apparentemente ordinari in un ritratto empatico e mai didascalico. Ogni immagine diventa una superficie porosa, capace di restituire lo spirito dello scrittore attraverso le tracce lasciate nel proprio spazio di lavoro.
Pur seguendo lo stesso metodo, ogni ritratto sviluppa un’identità autonoma. Le composizioni si distinguono per ritmo, colori e materia, invitando lo spettatore a soffermarsi sui dettagli e a costruire una propria lettura. È proprio nell’insieme di questi frammenti che emerge la presenza dell’autore, senza che sia necessario mostrarne il volto.
Le opere sono stampate su carta Hahnemühle Photo Rag Bright White 310 g/m², 100% cotone, nel formato di 1 x 1 metro, e ciascuna è accompagnata da un testo scritto dall’autore ritratto, che racconta liberamente il proprio metro quadro della scrittura, creando un dialogo tra fotografia e parola.

La prima fase del progetto è stata realizzata a Torino con il coinvolgimento di Emanuele Altissimo, Federico Audisio di Somma, Pierdomenico Baccalario, Marta Barone, Stefania Bertola, Guido Catalano, Gian Luca Favetto, Barbara Frandino, Bruno Gambarotta, Fabio Geda, Davide Longo, Paola Mastrocola, Margherita Oggero, Enrico Pandiani, Antonietta Pastore, Enrico Remmert, Elena Varvello, Dario Voltolini e Hamid Ziarati.
Il viaggio prosegue ora a Roma con i ritratti di Annalena Benini, Maria Grazia Calandrone, Mauro Covacich, Carlo D’Amicis, Concita De Gregorio, Federica De Paolis, Emanuele Trevi e Chiara Valerio, ai quali si aggiungeranno altri nomi nelle prossime fasi del progetto.
In primavera “1 MQ di scrittura” sarà protagonista di una mostra realizzata in collaborazione con il Salone Internazionale del Libro di Torino, con un percorso espositivo che farà tappa anche alla Fondazione Giorgio Mondadori di Milano.
Il progetto è realizzato con il supporto di Miraia, Elpe Global Logistic Services S.p.A. e del Salone Internazionale del Libro di Torino, e propone una riflessione originale sul rapporto tra fotografia e letteratura, mostrando come, talvolta, per raccontare uno scrittore basti osservare il luogo in cui le sue storie prendono forma.








