19 luglio 1992: la strage di Via D’Amelio

Il pomeriggio del 19 luglio del 1992, il magistrato palermitano Paolo Borsellino venne colpito mortalmente da un attentato di stampo mafioso mentre si recava ad una visita domenicale nella casa natale dove risiedevano la mamma Maria e la sorella Rita.

Il magistrato, giunto in Via D’Amelio intorno alle ore 16.50 si incamminava dall’autovettura blindata verso il palazzo natale accompagnato dai suoi fedeli “angeli custodi” quando ad un tratto la quiete di una calda e tranquilla domenica d’estate viene turbata da una forte esplosione proveniente da una fiat 126 parcheggiata proprio all’ingresso del civico 21 di Via D’Amelio, il personale intervenuto durante l’esplosione e i testimoni tutti descriveranno quella domenica come la più atroce e sanguinosa, dopo la giornata del 23 maggio dello stesso anno giorno in cui morì l’amico e collega Giovanni Falcone.

Il bilancio della giornata fu terribile, 6 morti: Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzi Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, e 24 feriti-

Gli uomini della scorta che in quella domenica trovaraono la morte furono i primi a denunciare e a dichiarare la pericolosità della strada dove il magistrato spesso si recava proprio a causa delle molteplici auto in sosta nella zona residenziale che non aveva grandi capacità di spazio e da questo ne derivava l’impossibilità di effettuare bonifiche sulla provenienza dei veicoli.

Per la strage di Via D’Amelio “pagheranno” 20 mandanti tra cui Salvatore Riina, Bernardo Provenzano e Giovanni Brusca, e 11 esecutori materiali.

Per non dimenticare

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